lunedì 8 maggio 2023

L'Enigma di Canneto di Caronia - Parte 3





Torno, a distanza di tempo, a discutere del caso di Canneto di Caronia, con questa terza e ultima parte, nella quale prenderò in esame quanto emerso da alcuni reportage giornalistici pubblicati sulla stampa italiana tra il 2007 e il 2009 ed esporrò il mio punto di vista sulla vicenda.


E.T. parla siciliano


La prima inchiesta, pubblicata sul settimanale "L'Espresso" nell'Ottobre del 2007, porta il titolo, invero alquanto sarcastico, di "E.T. parla siciliano". Il pezzo è scritto da Giuseppe Lo Bianco e Piero Messina. I due autori hanno evidentemente avuto accesso a una parte del dossier consegnato dal Gruppo Interistituzionale al Governo, dal momento che ne vengono riportati alcuni stralci, nonché altri elementi di indubbio interesse.


Scorrendo le pagine del documento, sembra quasi di leggere la trama di un episodio inedito della serie di 'X Files'. La missione, questa volta, si svolge nel basso Tirreno. Il contenuto del dossier è estremamente serio: è localizzata qui, probabilmente attorno alle isole Eolie, la misteriosa "emissione elettromagnetica focalizzata e concentrata", della durata di pochi nanosecondi che ha generato i fuochi di Caronia.

Un fascicolo riservato, consegnato a Palazzo Chigi al vertice della Protezione civile: la causa sono "test militari segreti o esperimenti alieni".
Le formule utilizzate sono quelle di un testo da guerra dei mondi: "Tecnologie militari evolute anche di origine non terrestre potrebbero esporre in futuro intere popolazioni a conseguenze indesiderate. Gli incidenti di Canneto di Caronia potrebbero essere stati tentativi di ingaggio militare tra forze non convenzionali oppure un test non aggressivo mirato allo studio dei comportamenti e delle azioni in un indeterminato campione territoriale scarsamente antropizzato".

Dunque, se le emissioni elettromagnetiche registrate risultano focalizzate e concentrate, quindi temporanee e mirate verso un determinato obiettivo, provenienti da una fonte non individuabile, per quanto l'idea possa apparire fantasiosa o sconcertante, mi pare difficile pervenire a conclusioni diverse rispetto a quelle formulate dagli studiosi.
Qualcuno, o qualcosa, deve creare, consapevolmente, volontariamente, quegli impulsi. Dal momento che non esiste una tecnologia nota capace di operare come sopra descritto, non restano che due alternative: esperimenti militari segreti per testare armi non convenzionali oppure tecnologia non umana.
Proseguendo nella lettura del reportage, si ottengono ulteriori informazioni degne di nota sul fenomeno:

Secondo gli esperti coordinati da Francesco Mantegna Venerando, il coordinatore regionale del comitato della Protezione civile siciliana, Canneto di Caronia è stata colpita da fenomeni elettromagnetici di origine artificiale, capaci di generare una grande potenza concentrata. 
Fasci di microonde a 'ultra high frequency' compresi nella banda tra 300 megahertz e alcuni gigahertz. Per produrre una simile quantità di energia una macchina dovrebbe raggiungere una potenza tra i 12 e i 15 gigawatt.
Dov'è posizionata la sorgente, però, non si sa. Una rete composta da decine di sensori, da due anni, dà la caccia all'impulso madre proveniente dal mare, un compito quasi impossibile dal momento che l'emissione dura lo spazio di qualche nanosecondo. 

Lo studio del gruppo di ricercatori descrive alcune caratteristiche ben precise di queste microonde, in merito alla frequenza e alla durata di emissione. In che modo si sia giunti a questo tipo di misurazione non è dato sapere, probabilmente nemmeno gli autori dell'inchiesta hanno potuto avere accesso ai dati tecnici e, in ogni caso, non so fino a che punto un settimanale che si occupa di politica e attualità possa entrare nei dettagli. Ma uno degli articoli che analizzerò nelle righe successive aggiungerà qualche ulteriore elemento utile.


X-Files in Sicilia



Un secondo reportage bene informato risale al Settembre del 2008, pubblicato su "Il Corriere della Sera Magazine" a firma di Felice Cavallaro e ancora consultabile sul sito del quotidiano milanese.
Il titolo, emblematico, è "X-Files in Sicilia". L'articolo risulta di estremo interesse in quanto, oltre a ulteriori dettagli sul dossier del Gruppo Interistituzionale, include anche foto estrapolate dai fascicoli riservati.
Scrive Cavallaro: 

Non chiamateli dischi volanti perché ingegneri, ammiragli e generali, architetti, geologi e fisici da quattro anni a caccia del mistero dell’acqua e del fuoco potrebbero decidere di continuare a tacere. E lasciare il top secret su una blindatissima banca dati con 350 eventi fra avvistamenti, rilievi di campi magnetici, bolle marine dal diametro di un chilometro, distese di melanzane colore arcobaleno e così via, fino ad alcune inedite, ancora inspiegabili, foto mozzafiato con oggetti circolari sospesi sull’isola di Vulcano.
Tutti strani fenomeni concentrati fra le Eolie e la costa di Caronia, quella segnata dall’angoscia di una piccola comunità di abitanti a partire dal 2004 strabiliati e allarmati davanti a incendi improvvisi, a Tv ed elettrodomestici che si accendevano da soli o prendevano fuoco, come le lampade e i materassi, mentre i cellulari si ricaricavano senza essere collegati a niente e sui display apparivano strambi caratteri.

Non chiamateli dischi volanti nemmeno con i carabinieri che hanno dovuto verbalizzare un collega testimone di una accecante “luce” in cielo, o l’altro al quale prese fuoco una scarpa. Vietata la tipica terminologia da ufologi anche con protezione civile, esercito, aeronautica e marina, università e vulcanologi, tutti timorosi di passare per matti e dubbiosi su cause e ipotesi, ma convinti di un solo dato comune: la concentrazione di fenomeni elettromagnetici in un’area ristretta.
Appunto, quella di Canneto, un pugno di case sul mare, cinquanta residenti, una striscia stretta fra la costa e la linea ferroviaria Palermo-Messina, un rettangolo sottoposto ai raggi X di servizi segreti e sentinelle elettroniche. Tutti impegnati a scoprire perché, soprattutto nell’inverno e nella primavera 2004, proprio in questo buco nero, si smagnetizzavano le pen drive, impazzivano le bussole, si aprivano e chiudevano senza impulsi i cancelli automatici e gli allarmi delle automobili, con sensori e rivelatori di fumo attivati anche senza scosse e fiamme.
Non tutti comunque conoscono i contenuti di una banca dati con foto celate da vistosi “Riservato”. 
Come è accaduto per gran parte degli oltre 300 eventi. Tutti elencati su paginate elettroniche a colori.
Pagine in viola per malesseri e morie di animali, a decine. In azzurro, gli avvistamenti di “Ovni”, Oggetti Volanti Non Identificati, più di 100. In giallo, gli incendi, 40. In verde, fenomeni di origine elettronica e elettromagnetica, 100.



Dalla lettura di questi stralci dell'articolo, si ricava la conferma della certezza dei fenomeni elettromagnetici da parte degli scienziati e degli inquirenti che hanno svolto indagini sul campo, con l'accenno a vari esempi delle anomalie rilevate a Canneto di Caronia. Inoltre, vengono descritte
 ulteriori anomalie documentate dal dossier, alcune delle quali relative agli stessi carabinieri che hanno dovuto verbalizzare le testimonianze sconcertanti dei propri colleghi. Inoltre, l'autore evidenzia, en passant, come anche i servizi segreti si siano interessati al caso, senza venirne a capo. Infine, si riportano i dati relativi alla tipologia di eventi anomali registrati e al numero degli stessi per ciascuna delle categorie. Un quadro della situazione piuttosto indicativo.
L'articolo prosegue così:


Anomalie elettromagnetiche ufficialmente spazzate via da una archiviazione della magistratura, che nel 2007 ha impresso al caso il bollo di “un fenomeno di natura dolosa e umana”. Come dire che si sarebbe trattato di un piromane.
Spiegazione inaccettabile per le “vittime” di Canneto, con intere famiglie evacuate per mesi dalle loro case. Spiegazione insufficiente per gli abitanti, fra i quali Antonino Spinnato, un agricoltore con la passione delle foto, tanti scatti finiti alla banca dati, certo di aver visto fino a metà agosto strani oggetti volanti fotografati come gli è capitato di fare con quello che seguiva un elicottero della Protezione civile costretto a un atterraggio per avaria alle pale.






Il giornalista del Corriere tiene a sottolineare come la Magistratura non abbia tenuto in alcun conto le evidenze emerse nel corso delle indagini e degli studi scientifici, spazzando via tutti gli elementi inesplicabili documentati dal dossier, optando per una pista che si può percorrere solo ignorando i dati, ossia quella della mano umana. Del resto, addebitare questi fenomeni alla mano guantata di un cecchino di un ignoto gruppo militare che spara fasci di microonde dalle profondità degli abissi o, peggio ancora, alla mano tridattile di un essere proveniente da mondi o dimensioni altre, sarebbe in effetti stravagante per un magistrato. 

Eppure, tra i vari indizi utili a far luce sul caso, potrebbe esserci la foto del signor Spinnato, contenuta nel dossier, un'immagine che coglie proprio il momento nel quale l'elicottero della Protezione Civile è costretto a un atterraggio di fortuna e si ritrova con le pale danneggiate da cause ignote. Qualcuno, con un minimo di fantasia, potrebbe ipotizzare che la causa misteriosa di quell'incidente, di cui riferiva anche Francesco Mantegna Venerando, sia rappresentata dall'oggetto non identificato sospeso nel cielo a poche centinaia di metri dal velivolo. Soprattutto quando gli avvistamenti sono così numerosi, in alcuni casi corredati da evidenze fotografiche e provenienti da fonti credibili, come gli stessi membri delle forze dell'ordine. Ecco un'altra delle foto contenute nel dossier.





Caronia Experiment


Ultimo articolo che offre spunti degni di attenzione è un'inchiesta apparsa sul sito Wired Italia, in data 22 Ottobre 2009, a firma di Carlo Pizzati, intitolata "Caronia Experiment".
L'autore si è recato in loco per intervistare vari testimoni della comunità e, inoltre, ha rintracciato alcuni dei membri del Gruppo Interistituzionale. Tra questi, il nome a mio avviso più interessante è quello di Clarbruno Vedruccio, fisico della Galileo Avionica, capitano di fregata (tenente colonnello della Marina militare), esperto in campi elettromagnetici. Digitando il suo nome su un motore di ricerca, si evince che il dottor Vedruccio, laureato in fisica e in ingegneria elettronica a Los Angeles, è l'inventore del Bioscanner, un apparecchio che sembra capace di individuare i tumori in modo rapido e indolore grazie all'invio di onde elettromagnetiche che possono localizzare le cellule malate.

L'autore chiede all'esperto di spiegargli cosa è accaduto nella piccola località siciliana, ottenendo questa risposta:

«Canneto è stata colpita da un fascio elettromagnetico a impulsi con un alto potenziale che viaggiava sul mare per effetto condotto a un’altezza compresa tra la superficie e i dieci o dodici metri».

Pizzati chiede dunque in che modo si sia giunti a questa precisa conclusione e Vedruccio entra nei dettagli. Ne nasce questo dialogo, che merita di essere riportato nella sua interezza.

«Grazie ai rilievi sulle bruciature di cavi e suppellettili abbiamo tracciato con un geometra le linee di convergenza. Le onde elettromagnetiche si propagano in linea retta come la luce ed è quindi possibile fare una specie di perizia balistica».

Il rapporto del Gruppo interistituzionale parla infatti di un “punto di origine” dei fenomeni che dovrebbe trovarsi in una direttrice che da nord-nordovest va in direzione sud-sudest. Alle Eolie?

«Qui entriamo in discorsi molto riservati. Posso dire che si trattava di radiazioni ben focalizzate», spiega Vedruccio. «Noi sappiamo che genere di radiazioni erano e sappiamo che erano direzionate».

Cioè mirate?

«Sì, mirate. Ma non credo che chi operava questo sistema volesse fare del male alla gente. Piuttosto, le case sembrano essere state colpite in maniera selettiva, quando la gente era in altre stanze. L’indagine ha evidenziato che il punto di origine era in mare a qualche metro dalla superficie, ma quando siamo andati là, non c’era niente».

Un sommergibile?

«Ne dubito. Per irradiare quell’energia a quella distanza ci vorrebbero gigawatt di energia, non kilowatt».

Si possono fare altre ipotesi.

«Ma invece di fare ipotesi, perché non vi basate sui fatti? Le foto a quegli oggetti volanti sono i fatti. Fare altre congetture in base a fatti così può essere scomodo. Io non lo posso fare, ho famiglia... Le dico solo che nessuno stato autorizzerebbe esperimenti sui civili e fuori dai poligoni, perché farlo significherebbe rivelare che si è in possesso di una tecnologia più avanzata di qualche centinaio d’anni rispetto a oggi».

Si tratta allora di un messaggio?

«Era un messaggio sì, un mostrare i muscoli, forse, più che una cosa incidentale».

Ma un messaggio di chi?

«Allora le dico questo: se lei potesse sapere di che cosa si tratta, non sarebbe autorizzato a parlarne. Qualsiasi ipotesi lei faccia non potrà mai combaciare con la realtà. Chiaro?».

Non del tutto, ma comincio a capire che sarei tenuto, ufficialmente, a non capire, giusto?

«Ecco. Insomma, lei ha visto le immagini dei fenomeni di Canneto sui giornali e in televisione, no? Quell’elicottero della Protezione civile che ha avuto danni ai rotori, ricorda? In alcune foto appare un oggetto simile a un posacenere rovesciato che segue quell’elicottero. Non le so dire di che cosa si trattasse, di sicuro seguiva l’elicottero che poi ha avuto dei problemi. Secondo me, l’intento era puramente dimostrativo».

Non è collegabile al progetto Aurora di Haarp, capace di modificare il perimetro della ionosfera, come si dice, per creare un potente raggio laser di onde elettromagnetiche?

«Haarp non ha niente a che vedere con quello che abbiamo osservato. C’è un’abissale ignoranza in questo campo. È piuttosto diffuso un certo atteggiamento new age di complottisti che vedono di tutto, dagli gnomi agli omini verdi al diavolo».

Lei però mi parla di tecnologie avanti di centinaia di anni...

«Le dirò così, allora: se si trattasse di omini verdi lei crede che uno che è nelle istituzioni potrebbe confermarlo? Potrebbe solo riderci sopra, giusto?».

Giusto.

«Allora io ci rido sopra: ah ah ah. Magari è stata Campanellino. Abbia pazienza, la realtà è ciò che è stato visto e fotografato e anche altre foto e immagini e materiale che voi non vedrete mai. Molto è uscito perché le autorità hanno cercato di attenuare la paura che si trattasse di militari che facevano esperimenti sulle popolazioni. Quei fenomeni straordinari meritavano di insegnarci delle cose importanti. Invece abbiamo preso solo le briciole. Ci si sarebbe dovuti attivare seriamente e non in modo scientifico-universitario, ma scientifico, industriale e militare, chiaro?».

Insomma, potevamo ricevere un messaggio dagli alieni...

«Era una bella occasione per imparare molte cose sull’elettromagnetismo. Qualcosa abbiamo capito, qualcosa no. Peccato».  


E dunque, alla fine di questa storia, oltre a capire qualcosa sull'elettromagnetismo, abbiamo capito anche altro. Abbiamo compreso che a Canneto di Caronia deve essere accaduto qualcosa di realmente misterioso ma che, a un certo punto, è stato preferibile ignorare i dati, le evidenze, fischiettare e dare la caccia all'untore-piromane. 


Conclusioni


Anzitutto, trovo piuttosto audaci le dichiarazioni che il dott. Vedruccio ha rilasciato all'autore dell'inchiesta. Ma immagino che lui e i suoi colleghi non abbiano particolarmente apprezzato l'idea di essere dipinti come incompetenti, visionari, immaginifici fruitori di film e libri di fantascienza incapaci di distinguere un accadimento banale, come una serie di incendi dolosi, da una complessa e variegata fenomenologia che implica necessariamente spiegazioni non convenzionali. Motivo per cui ritengo possa avere colto l'occasione per esprimersi liberamente, alla luce del suo studio del fenomeno durato almeno un paio di anni. 
A tal proposito, giova sottolineare che essere derisi per le proprie esperienze, per le proprie conoscenze su determinati argomenti, non è particolarmente piacevole e, in diversi casi, il peso psicologico da affrontare è enorme, in quanto non solo si sono vissuti eventi tali da scuotere in profondità le fondamenta della propria percezione del reale, ma non se ne può nemmeno parlare con altri, aprirsi, sfogarsi, per evitare di essere guardati con sospetto o ilarità dai propri interlocutori, ivi inclusi amici o familiari. 
Gran brutta situazione, perché priva di sbocco. Anche se, per fortuna, lentamente, lo stigma inizia a diventare meno consistente.

Detto questo, personalmente condivido le conclusioni del dott. Vedruccio. L'ipotesi degli esperimenti militari segreti, che pure ha una sua ragion d'essere, lascia in parte perplessi perché, una volta testata l'efficacia delle armi nel corso di qualche giorni di tiro al bersaglio, per così dire, il gruppo invisibile avrebbe abbandonato la zona in breve tempo, onde evitare di essere scoperto. 
Ma a Canneto di Caronia i fenomeni sono proseguiti per diversi mesi nel 2004, presentandosi poi in modo sporadico anche negli anni successivi, evenienza che lascia intendere una certa stanzialità della fonte. Inoltre, secondo lo scienziato, armi simili sarebbero avanti di secoli rispetto a quelle oggi disponibili, considerata l'enorme potenza richiesta per generare fenomeni come quelli rilevati nella piccola località siciliana. 

Infine, al di là della cronologia e della tecnologia, gli avvistamenti di UAP nei pressi di Canneto e delle zone limitrofe sono stati decine e decine tra il 2004 e il 2005, anni in cui droni svolazzanti e satelliti visibili erano ben rari. Ma è proprio la logica che sta dietro questi eventi a risultare assai compatibile con il comportamento degli UAP e dei loro misteriosi operatori. La letteratura sul tema, che si ricava dai molteplici casi registrati non solo negli Usa ma in ogni continente riporta incidenti nel corso dei quali gli oggetti non identificati sembrano spesso divertirsi a giocare con gli esseri umani. 
Non si conta il numero di eventi in cui questi oggetti affiancano aerei, navi, talvolta auto, proiettando luci dirette verso i veicoli e i loro occupanti, spostandosi a destra e sinistra, eseguendo manovre sorprendenti e bizzarre, per poi accelerare a velocità ipersonica e svanire in un battito di ciglia, lasciando i testimoni confusi e smarriti, costretti a chiedere ai propri colleghi o compagni di viaggio: "Hai visto anche tu quello che ho visto io?".

Mostrano i muscoli, come dice Vedruccio, oppure si divertono a giocare con noi, con le loro luci intense e purissime, con le loro traiettorie impossibili, come se si sentissero chiamati a offrire uno spettacolo indimenticabile. 
Talora, come nel caso di Canneto di Caronia, la loro apparente goliardia assume connotazioni sinistre, ma l'impressione è che non ci sia l'intento diretto di danneggiare gli esseri umani in modo fisico, sebbene molti testimoni di incontri ravvicinati con gli UAP riportino talora sintomi come irritazione agli occhi, scottature e spossatezza, probabilmente per esposizione a qualche fenomeno radioattivo. 
Uno degli elementi al vaglio dei vari uffici che studiano il fenomeno UAP negli Usa riguarda proprio il tema degli effetti sulla salute derivanti dalla prossimità con questi oggetti. Ma, appunto, tali studi specificano che si tratta di effetti indiretti sulla salute più che intenzionali. 

Come nota finale, mi viene da pensare che, se negli Stati Uniti si riuscirà a costringere le autorità militari a fare un ulteriore passo avanti, obiettivo che il Congresso sta tenacemente provando a ottenere con una strategia complessa e tentacolare, portando il Pentagono a passare dalla posizione attuale, ossia "oggetti misteriosi di origine ignota non Made in Usa" a una posizione più coerente, ovvero "oggetti misteriosi di origine ignota non Human Made", non creati da esseri umani, ho ragione di credere che anche altri governi del pianeta potranno avere buon gioco nel seguire l'esempio e riconoscere, una volta per tutte, che il Fenomeno esiste, interagisce con noi da molto tempo e che, sebbene non sappiamo ancora bene di cosa si tratti, sussistono numerose concrete evidenze del fatto che siamo in presenza di una forma di intelligenza tecnologicamente avanzata di origine non umana.

Certo, mi rendo conto delle implicazioni di una tale ammissione, sebbene le rivelazioni d'oltreoceano degli ultimi 5 anni abbiano permesso a molti di iniziare a contemplare seriamente questa idea e abituarsi alla medesima, come avvenuto nel caso del sottoscritto, dopo una serie di approfonditi studi di documenti, dati e testimonianze.
Eppure, credo sia giunto il momento in cui la nostra specie è chiamata a diventare adulta sotto questo profilo, a prendere coscienza del fatto che esistono altre forme di vita e che dovremmo cercare, collettivamente, chiamando in causa le scienze, la filosofia, le religioni, di comprendere, per citare il noto motto di Fox Mulder, quale sia la verità che si cela là fuori. 
Impresa decisamente più complessa di quanto si possa credere. 



lunedì 13 marzo 2023

Strani oggetti nei cieli d'America



Stamane leggo un articolo pubblicato sul quotidiano politico statunitense "The Hill", che si interroga sulla natura dei cosiddetti UAP, gli oggetti volanti, anzi "anomali", non identificati di cui si parla apertamente da almeno un lustro negli USA.
Come noto, dall'altra parte dell'oceano, dopo una serie di eventi che meriterebbero un post a parte, o più di uno, si è ufficialmente riconosciuto che esistono nei cieli d'America degli oggetti non solo non identificati, ma non identificabili.
Qui citerei una nota affermazione di Barack Obama, rilasciata nel corso di una conversazione durante un talk show televisivo, il "Late Late Show With James Corden", il 19 Maggio 2021.

Menziono Obama non solo per lo spessore del personaggio, ma perché, in due righe, spiega in modo ottimale lo stato dell'arte del dibattito in America: 


There is footage and records of objects in the skies. We don't know exactly what they are. We can't explain how they moved, their trajectory. They did not have an easily explainable pattern.



Video e altri dati derivati da sofisticati sensori che, uniti alle testimonianze di un numero crescente di piloti, membri dell'equipaggio di navi e tecnici militari, forniscono una rappresentazione precisa dell'esistenza di oggetti che si spostano nello spazio in modo tale da sfidare apertamente le leggi dell'aerodinamica, come pure quelle della fisica. Per questo motivo, come afferma Obama, non si riesce a spiegare il modo in cui si muovono, le loro traiettorie.

Le dichiarazioni dell'ex presidente USA giungono, come dicevo, dopo una serie di accadimenti che riguardano la Us Navy, il Congresso, il Pentagono e alcune agenzie di intelligence e che hanno portato alcuni funzionari ad ammettere che, in effetti, questi UAP sono davvero strani.

Tra le varie dichiarazioni disponibili, riporto quella di John Ratcliffe, ex-direttore della National Intelligence Agency, intervistato da Fox News il 22 Marzo 2021.

 

Usually we have multiple sensors picking up these things... Objects that have been seen by Navy or Air Force pilots, or in satellite imagery, that engage in actions that... we don't have the technology for, or traveling at speeds that exceed the sound barrier without a sonic boom... Technologies that we don’t have and, frankly, that we are not capable of defending against.


Insomma, oggetti tecnologicamente evoluti che esibiscono caratteristiche di volo, o di movimento in senso lato, non riproducibili dalla tecnologia attualmente in possesso degli Usa, stando alle dichiarazioni ufficiali.

Dunque, gli UAP, quelli di reale interesse, non sono palloni, droni, uccelli, meteore, né allucinazioni.
Naturalmente, diversi avvistamenti riguardano, appunto, oggetti prosaici scambiati per UAP.
Ma, quando parliamo di UAP, come dire, "duri e puri", ossia quelli che restano non identificati anche dopo attente analisi, ci riferiamo a oggetti tecnologicamente iper avanzati, le cui caratteristiche vanno al di là dell'attuale tecnologia terrestre ufficialmente nota.
Essi hanno differenti strutture. Accanto ai tradizionali dischi, troviamo una vasta gamma di forme: sfere, triangoli, diamanti, senza dimenticare i Tic Tac giganti, con riferimento alla mentina, termine coniato dal pilota della USS Nimitz David Fravor (uno di questi esemplari è presente nell'immagine che riporto in apertura del post - non una foto ma una ricostruzione) e, infine, gli UAP dotati del design più cool di ogni tempo, ossia cubi neri inseriti all'interno di sfere trasparenti, come quelli avvistati dai piloti della USS Roosevelt nel 2014/15, a ridosso delle coste della Virginia.
Oggetti così ammalianti che, per citare un vecchio spot della Fiat Panda, se non ci fossero bisognerebbe inventarli.




Tornando all'articolo pubblicato su The Hill, posso ora entrare nel merito dello stesso, una volta identificata, almeno semanticamente, la natura degli UAP.

L'autore, Dom Armentano, professore di economia presso l'Università di Hartford, prova a riflettere sulle uniche due ipotesi possibili per spiegare gli UAP: tecnologia segreta americana, o di altra nazione, oppure provenienza "esotica".
Mi garba alquanto questo aggettivo, "esotico", perché resta vago e non inquadra in modo preciso la possibile origine non terrestre degli oggetti in questione.
Il mio plauso deriva dal fatto che neppure io mi sbilancerei nell'individuare una origine precisa degli oggetti in questione, laddove ne fosse accertata in modo definitivo la natura non terrestre. Io stesso, di fatto, tenderei a indicare come provenienza un altrove non meglio identificato nello spazio, nel tempo, in dimensioni altre a noi inconoscibili, per il momento.

Analizzando l'ipotesi della tecnologia statunitense segreta, l'autore propone tre obiezioni specifiche.

Le prima obiezione di Dom Armentano riguarda le dozzine di rapporti, da fonti militari e civili, relativi a incontri ravvicinati tra aerei e oggetti volanti non identificati dotati della capacità di interferire con radar e strumenti elettronici, creando un potenziale pericolo di incidenti. L'autore afferma che è difficile credere all'ipotesi di di programmi segreti americani che mettano a repentaglio l'incolumità di piloti e passeggeri.

La seconda obiezione concerne la globalità degli avvistamenti. Quasi tutti i Paesi europei e dell'America latina, specifica Armentano, dispongono di una vasta mole di dati sul fenomeno Uap con rapporti identici a quelli disponibili negli USA. Nessun programma segreto americano rischierebbe un incidente aereo relativo alla propria tecnologia segreta in Messico, in Iran o in qualsiasi altro Paese del mondo. 

Ma la sua obiezione a mio avviso più rilevante è quella relativa alla storicità del fenomeno, che viene così sostanziata:


Reliable pilot and ground observation — including radar confirmation — of exotic UFOs that hover, perform extraordinary turns and accelerate soundlessly has been around in abundance since the 1940s. It is almost impossible to believe that the U.S. has had this very advanced flight technology for more than seven decades but that none of it has yet to openly surface in our own security regime.

 

Questo punto è, come dicevo, il più convincente. Ho più volte riflettuto su questo elemento storico, che risulta a mio giudizio assai indicativo. Se questi oggetti strani si fossero manifestati solo di recente, si potrebbe legittimamente avere il sospetto che il passaggio dalla fantascienza alla scienza sia stato effettuato, segretamente, da qualche stato, che siano gli Usa, la Russia o la Cina (e aggiungerei il Giappone, nessuno parla mai di questo Paese, ma i giapponesi sarebbero i miei indiziati numero uno in caso di origine terrestre degli UAP, loro che in fatto di racconti su navicelle spaziali e robot non hanno eguali sul pianeta).

Eppure, se riavvolgiamo il nastro e giungiamo alle prime segnalazioni di oggetti volanti non identificati mediaticamente rilevanti del secolo scorso, ci imbattiamo in una serie di avvistamenti che raccontano di oggetti dotati di caratteristiche simili a quelle degli odierni UAP, sia sul piano della foggia sia sul piano delle capacità aerodinamiche. Emblematica, in tal senso, quella di Kenneth Arnold del 24 Giugno 1947, riguardante nove oggetti volanti che viaggiavano a velocità elevatissima e procedevano in modo irregolare, come un piattino lanciato sull'acqua, da cui la nota definizione di "flying saucers" (che letteralmente significa "piattini volanti").

Per avere un'idea sommaria della situazione in quegli anni, credo sia utile riportare alcune affermazioni provenienti dalla conferenza stampa tenuta dal generale Samford dell'Air Force che, all'indomani degli avvistamenti di Oggetti Volanti non Identificati concentrati nella città di Washington, nel Giugno del 1952, forniva alcune informazioni alla stampa e all'opinione pubblica.
In quell'occasione, il generale Samford, con quella voce ferma e sicura, leggermente cantilenante, tipica dei filmati americani anni '50, spiegava ai giornalisti che l'aviazione a stelle e strisce aveva analizzato un numero di report di avvistamenti compresi tra i mille e i duemila.
Ebbene, cosa avevano concluso gli uomini dell'Air Force chiamati a investigare sugli avvistamenti?


We came to the conclusion that these things were either friendly aircraft erroneously recognized or reported, hoaxes, quite a few of those, electronic and meteorological phenomenon of one sort or another, light aberrations, and many other things.


Aerei ordinari, fenomeni meteorologici, luci prosaiche. La maggior parte degli avvistamenti si spiegava in quel modo. Ma c'era anche dell'altro:


However, there have remained a percentage of this total, in the order of twenty per cent of the reports, that have come from credible observers of relatively incredible things. And because of those things not being possible for us to move along and associated with the kind of things that we've found can be associated with the bulk of these reports, we keep on being concerned about them.




Osservatori credibili che raccontano cose relativamente incredibili. Questi osservatori credibili erano, in parte, gli stessi piloti della Air Force che, nei primi anni Cinquanta, era ancora aperta a discutere del tema. Anzi, in base ai vari documenti emersi nel corso degli anni, si può affermare che, all'epoca, vi fosse una spaccatura all'interno del dipartimento, con un gruppo di ufficiali e alti ufficiali che derubricavano il fenomeno a errori di interpretazione e a percezioni fallaci, mentre un altro gruppo si dimostrava convinto della concretezza degli oggetti volanti ipertecnologici, ipotizzando che si trattasse di diaboliche invenzioni dei russi oppure, in alternativa, di velivoli interplanetari.

Il dubbio che gli Ufo rappresentassero tecnologia di origine sovietica appare del tutto comprensibile in un'epoca di confusione e disorientamento come quella che seguiva la conclusione della seconda guerra mondiale.
Del resto, tale incertezza era condivisa dagli stessi russi, i quali sospettavano a loro volta gli americani di aver realizzato oggetti tecnologicamente rivoluzionari come quelli avvistati nei cieli di Mosca o di Leningrado. 
A distanza di sette decenni, la storia si ripete, con gli americani che, dopo aver precisato di non essere in possesso di nulla che sia paragonabile alle performance degli Uap, non scartano, almeno ufficialmente, l'ipotesi che qualche avversario sia invece riuscito in questa impresa. 

L'articolo di Dom Armentano si conclude con l'auspico che i prossimi report presentati dall'Ufficio del Dipartimento della Difesa che studia gli Uap, noto con l'acronimo di AARO (acronimo di "All-Domain Anomaly Resolution Office) possa finalmente fare luce sul fenomeno e fornire risposte alle domande poste dal Congresso, dal popolo americano e, a ben guardare, aggiungerei, da chiunque al mondo segua questo tema con interesse e curiosità.

Condivido l'auspicio di Armentano, ma non sono certo che l'enigma possa essere risolto dai rapporti dell'AARO. Intendo dire che, per svelare la natura e gli intenti degli Uap, occorrerebbe supporre che il governo e l'intelligence Usa siano in possesso di informazioni precise sul fenomeno. La qual cosa è possibile, ma non so fino a che punto probabile.
Di fatto, se anche si arrivasse a dichiarare esclusa la possibilità che gli oggetti appartengano a una qualsiasi nazione o ente privato presente sulla Terra, non so quanto oltre si potrebbe andare.
Certo, si tratterebbe di un'ammissione di rilevanza straordinaria, probabilmente la scoperta più intrigante della storia dell'umanità. Perché si renderebbe concreta la suggestione che non siamo soli, che esiste una qualche forma di intelligenza non umana sul nostro pianeta. Eppure, non si potrebbe automaticamente parlare di extra terrestri.
Perché, nell'ambito degli studi sul fenomeno, prendono corpo diversi ipotesi, degne di riflessione. Entità interdimensionali, forme di vita intelligente che condividono il pianeta con noi ma che rimangono parzialmente nascoste ai nostri occhi, oppure umani del futuro che si manifestano a noi. A ben guardare, questi oggetti enigmatici non hanno mai manifestato ostilità nei confronti degli esseri umani. Più si studia il fenomeno, più ci si accorge che i vari avvistamenti sembrano indicare una qualche relazione tra Uap e pianeta Terra, unita a una sorta di, come dire, giocosità nei confronti degli esseri umani e della loro tecnologia. 

Di fatto, i presunti alieni non sembrerebbero poi così alieni rispetto a noi. E si pensa che la Terra si è dimostrata un pianeta perfetto per lo sviluppo di vita intelligente, è possibile ipotizzare che, appunto, ci sia qualcosa di questo fenomeno che ancora sfugge alla nostra capacità di analisi. 





martedì 7 marzo 2023

L'Enigma di Canneto di Caronia - Parte 2

 



Il mio supplemento di indagine, quello che mi prefiggevo di compiere nella parte 1 di questa mia analisi degli strani eventi accaduti a Canneto di Caronia poco meno di 20 anni fa, inizia con la ricerca di elementi che possano confermare l’esistenza di fenomeni più ampi e variegati rispetto alla possibilità di banali incendi dolosi scambiati invece per eventi imperscrutabili. Come già ricordato, la documentazione ufficiale sul caso non è disponibile, per cui occorre far riferimento a fonti giornalistiche. 
Consulto dunque l’archivio de “La Repubblica” e mi imbatto in numerosi articoli che raccontano come nei primi mesi del 2004 si sia di fronte una situazione di evidente confusione e smarrimento da parte degli abitanti del posto, delle forze dell’ordine, dei vari tecnici e scienziati che effettuano interminabili sopralluoghi e analisi con i più disparati strumenti.

Relativamente al mese di Febbraio 2004, nell’archivio del quotidiano si trovano svariati articoli sul tema, tuttavia gli stessi fanno esclusivo riferimento ai fenomeni di autocombustione. Ma, come detto, il mio interesse attuale è quello di stabilire se si possa escludere la possibilità che le vicende avvenute a Canneto di Caronia possano essere inquadrate come erronee interpretazioni da parte di inquirenti, esperti e stampa di fenomeni dolosi addebitabili agli abitanti della piccola località siciliana.
Per quanto concerne questo mese di Febbraio, citerei solo lo sconcerto di chi sta svolgendo le indagini, ossia di un dirigente della Protezione Civile, Tullio Martella, il quale dichiara, il 10 Febbraio, al termine dell'ennesimo sopralluogo: "Quanto sta accadendo a Caronia non ha precedenti in Italia, anzi al momento è scientificamente inspiegabile". Dichiarazioni di incredulità alle quali fanno eco, circa un mese dopo, quelle del prefetto di Messina, Stefano Scammacca, che il 18 Marzo affermerà
"Non abbiamo idea di cosa stia avvenendo" e predisporrà un monitoraggio della zona 24 ore su 24.

Le parole del prefetto di Messina evidenziano lo smarrimento degli inquirenti che,  dopo aver dovuto fare i conti con gli incendi spontanei di Gennaio e Febbraio, a partire dalla seconda metà di Marzo si trovano di fronte a un rebus che si espande e si infittisce.


In un articolo del 17 Marzo 2004 de "La Repubblica", trovo un resoconto utile a descrivere le stato delle cose:

 “Ieri pomeriggio i primi ad assistere alla ripresa dei roghi di Canneto sono stati alcuni elettricisti che avevano appena ultimato dei lavori in una delle case, ancora disabitate, della minuscola frazione in provincia di Messina, evacuata il mese scorso per il moltiplicarsi di inspiegabili incendi. Ma, oltre alla ricomparsa delle fiamme, che già il mese scorso si sviluppavano all'improvviso, ora come fuochi fatui, ora sotto forma di roghi veri e propri, evocando inquietanti poltergeist e facendo addirittura invocare l'arrivo in paese di un esorcista, da ieri pomeriggio c'è di più. 
Chiusure centralizzate delle auto che si azionano all'improvviso, bloccando o sbloccando gli sportelli delle vetture nonostante il legittimo proprietario non agisca sul telecomando. Telefonini che si illuminano, squillano, con i display che lampeggiano caratteri e numeri, senza che l'apparecchio stia ricevendo alcuna chiamata”.

 

Siamo dunque in presenza di fiamme comparse davanti agli occhi di alcuni elettricisti che lavoravano in case in quel momento disabitate, chiusure centralizzate di automobili che si aprono e chiudono da sole e telefoni cellulari sull’orlo di una crisi di nervi. Per tenere in piedi l'idea dell'evento incendiario doloso, bisognerebbe ipotizzare la capacità da parte del piromane di introdursi nella zona evacuata e di non farsi scorgere dagli elettricisti al lavoro, nonché la loro incapacità di notare la natura dolosa dell'incendio. Inoltre, si dovrebbe supporre che quanti riferiscono dei problemi alle chiusure centralizzate delle auto e ai telefoni cellulari siano suggestionati da quanto accade in loco e inizino a dare libero sfogo alla propria immaginazione, oppure si divertano a infittire il mistero inventando storielle strane. In teoria, possibile; in pratica, non saprei.

Per spazzare ogni superfluo dubbio di messinscena o allucinazioni dei singoli testimoni, sarebbe opportuno trovare notizie di eventi ai quali abbiano assistito più persone. Mi viene in soccorso un articolo di Venerdì 19 Marzo, ove si legge che “tra martedì e mercoledì erano state una decina le vetture che avevano fatto registrare anomalie alle chiusure, sotto gli occhi di decine di testimoni tra cui i carabinieri".
Testimoni multipli, ivi comprese le forze dell'ordine, almeno questo risulta all'autore dell'articolo, che aggiunge: "intanto questa mattina sono state montate nella frazione nuove e più sofisticate attrezzature per misurare i campi elettromagnetici che causano incendi e mandano in tilt gli apparecchi elettronici”.

Quindi, già in data 19 Marzo, a un paio di mesi dal manifestarsi dei primi fenomeni, si riteneva che gli stessi fossero verosimilmente determinati dalla presenza di campi elettromagnetici. Non si tratta di un'idea nata in seno al Gruppo Interistituzionale.
A tal proposito, mi pare il momento di fornire qualche dettaglio su questo team di esperti formato a partire dal 2005, riporto da un articolo pubblicato su Wired a firma di Carlo Pizzati:

"Il governo nomina un Gruppo Interistituzionale che studi i fenomeni: ne fanno parte molte università, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e addirittura, udite udite, il Ministero delle Comunicazioni, la Marina e l’Aeronautica Militare. Coordinatore è un sismologo siciliano, il professor Francesco Venerando".

Chiudo questa fase di lettura degli articoli dell’epoca pubblicati da “La Repubblica” riportando parte di un pezzo del 25 Marzo, scritto da Attilio Bolzoni, inviato sul posto dal quotidiano per raccontare l’evolversi della situazione:

"Cento metri e cento uomini che si affollano e si affannano, che si arrovellano, che indagano la natura e si tormentano per le fiamme. Vulcanologi, meteorologi, ingegneri, fisici e geofisici, docenti di elettrostatica, chimici, professori di matematica, ricercatori di onde a bande strette e larghe o a bande corte e lunghe, geologi, biologi marini, un esercito di dotti frastornati dai roghi fantasma. 

Eccoli tutti lì incantati a fare calcoli, gli scienziati accorsi per i fuochi che si accendono all'improvviso, eccoli tutti insieme a ripetere spericolate operazioni algebriche mentre su quella che è diventata ormai la loro strada arranca uno strano furgone bianco. 
Cos'è quella macchina che ha qualcosa sopra il tetto che sembra un telescopio o forse un periscopio? E perché si sta fermando proprio in quel punto, proprio dove si è liquefatta l'ultima utilitaria di Canneto? Il periscopio ruota all'improvviso, si muove anche un'antenna che esplora campi magnetici, il cavo scarica il segnale che capta e lo fa finire in un computer.

Se ne sono appena andati gli esperti della telefonia fissa e mobile di Tim e Wodafone e Wind, tecnici dell'Enel, funzionari delle Ferrovie. Arriveranno tra un po' anche gli ufficiali della Marina Militare. Verranno dal mare, salperanno dal porto di Augusta, attraverseranno lo Stretto e la loro nave si fermerà davanti alle diciassette case di Canneto per «studiare» quel tratto di Tirreno che più in là ribolle e ancora più in là nasconde grandi vulcani".

Sventuratamente, mancava il Cicap, che avrebbe "sguinzagliato i suoi migliori segugi", come riporta un articolo di GQ Italia, solo un paio di anni dopo. Ma, per il resto, vi era un gran dispiego di scienziati e tecnici, gran copia di strumenti tecnologici, persino una nave della Marina Militare. Tutti alla ricerca della chiave del mistero dei “materassi che prendono fuoco”, dei “contatori che saltano anche con la corrente elettrica staccata”, delle “lavatrici fuse come dentro un forno a microonde”. Ecco, mi soffermo su quest'ultima descrizione dell'autore dell'articolo, perché l’immagine del forno a microonde torna spesso nella descrizione dei fatti accaduti a Canneto di Caronia, proprio per evidenziare una dinamica di combustione che differisce da quella a cui si è portati normalmente a pensare. 

Eccolo qua, un elegante fornellino a microonde nero.

 


Come ben noto, in un forno a microonde non ci sono sorgenti di calore ma un generatore di onde elettromagnetiche, le microonde appunto. Sappiamo poi che i metalli sono buoni conduttori di elettricità, dato che assorbono le microonde in grande quantità e con estrema rapidità. Ecco perché la combustione di un materasso esaminato dalla polizia scientifica risultava essere partita dalle molle interne. Come racconta il giornalista televisivo siciliano Enzo Granata in una puntata di Voyager su Raidue a proposito di un incendio che aveva interessato una delle abitazioni: "Le forze dell'ordine ricostruirono, con la scientifica, che le fiamme erano partite dall'interno di un materasso. Praticamente, le molle del materasso fecero da conduttore e fecero prendere fuoco al materasso, poi alle tende, quindi al resto dell'abitazione". Il materasso soggetto ad autocombustione viene citato da un gran numero di articoli che approfondiscono le vicende di Canneto di Caronia.

In conclusione, non mi sorprende che, sin dalle prime fasi di questa enorme indagine, condotta a più livelli, durata anni, si sia giunti alla conclusione che le anomalie elettromagnetiche rappresentassero la spiegazione più sensata degli oscuri fenomeni. 

Mi sorprende invece un po' di più che, in un contesto come quello descritto nel corso di questo post e di quello precedente, qualcuno abbia proposto una serie di atti vandalici come origine di questo enorme caos e ritenga tale ipotesi una soluzione razionale e scientificamente appropriata del complicato enigma. 


Ad ogni modo, mi pare giusto provare a capire anche il punto di vista del Cicap. A tal proposito, mi avvalgo di un articolo presente sul sito StrettoWeb, in cui Morocutti spiega la soluzione del mistero in modo alquanto bizzarro:

“Ho seguito da vicino la vicenda di Caronia e allora sia io che un tecnico dei telefoni ci siamo resi conto che gli oggetti, le prese e i fili erano bruciati solo dall’esterno. Nel 2006 sono andato nella zona e ho notato che i cavi all’interno dei muri erano intatti. 
Molti dicono di aver assistito a Caronia alla combustione di oggetti davanti ai loro occhi e questo è possibile ma è spiegabile con il fatto che esistono espedienti per far bruciare le cose con un ritardo di pochi minuti e poi ci possono essere degli errori cognitivi nelle testimonianze come spesso accade a chi è sotto stress. Che si siano fatti ingannare anche scienziati è probabile, sono abituati a stare in laboratorio e non ad agire davanti a delle forme di illusionismo”.


Un piromane, in effetti, è saltato fuori, 10 anni dopo. Giuseppe Pezzino. Era il figlio del rappresentante del comitato che rappresentava i residenti di Canneto di Caronia degli anni precedenti, Nino Pezzino.
Il giovane è stato condannato in primo grado a 6 anni di detenzione, il padre a un anno e mezzo. Riconosciuti come autori di alcuni degli episodi avvenuti a Canneto di Caronia nel 2014.  
Ora, non si può escludere che, anche nel 2004, qualcuno abbia potuto dare sfogo ai primi istinti da piromane, o divertirsi ad ampliare il caos. Che fosse l'adolescente Pezzino o qualcun altro, è possibile.

Ma addebitare a costui, o ad altri ignoti, tutti gli eventi descritti in questo post e in quello precedente, come pure in quello che seguirà, non sembra possibile, analizzando gli elementi in gioco in queste vicende, a partire dalle anomalie elettromagnetiche.
Occorre immaginare un un piromane illusionista, come sottolinea anche il Cicap, un soggetto capace di creare incendi a effetto ritardato. E, sin qui, possiamo anche convenire che la cosa possa essere, in via ipotetica, possibile. Ma questi incendi sono stati registrati persino in case evacuate, inoltre sono stati registrati eventi nei quali andavano in tilt chiusure centralizzate di auto, cellulari e computer.
Quindi, anche volendo ipotizzare che testimoni, inquirenti, scienziati, militari, Protezione Civile, Prefettura, Regione Sicilia e Governo siano stati tutti messi nel sacco da questo giovane Houdini, la casistica degli avvenimenti avvenuti a Canneto di Caronia impone di superare l'ipotesi della piromania, individuale o di gruppo. 

Per cui, seguirò la pista dell'elettromagnetismo.


Vedremo dove mi condurranno le (micro)onde.

domenica 5 marzo 2023

L'Enigma di Canneto di Caronia - Parte 1








Nel corso di un indolente pomeriggio di fine Febbraio, circumnavigavo lungo i corridoi videodigitali di Youtube, alla ricerca di qualche filmato stimolante. Uno dei suggerimenti della piattaforma di condivisione di video più visitata al mondo aveva l’intrigante titolo di “I misteri di Caronia: il paese in fiamme”; in copertina il volto serioso di Massimo Polidoro, accanto quello meno serioso dello stesso divulgatore nei panni di Groucho Marx, delle fiamme sullo sfondo. Decido di cliccare sul video ma, prima che la presentazione del caso parta, leggo le note in descrizione. E mi si accende una lampadina.


Molti anni prima, sarà stato il 2007 o il 2008, un amico mi disse di aver letto qualcosa di sorprendente sui quotidiani. In una piccola località della Sicilia, Canneto, frazione di Caronia, si registravano da tempo fenomeni magnetici inspiegabili, che provocavano malfunzionamenti di elettrodomestici, computer, cellulari e, in diversi casi, persino incendi dovuti al lento surriscaldarsi degli oggetti, per autocombustione. Le forze e dell’ordine e persino un gruppo di scienziati inviati dal governo non riuscivano a decifrare quell’enigma.

“Elettromagnetismo, eh”, mi rivolsi al mio amico, “quindi non è possibile che ci sia qualche piromane che dà fuoco agli oggetti, da quanto mi dici”.

“Esattamente”, mi rispose lui, “le analisi della polizia scientifica hanno confermato che gli oggetti prendono fuoco a partire dal loro interno; inoltre, gli scienziati continuano a registrare forti anomalie elettromagnetiche, questo è un dato confermato. Quello che ancora non si è compreso è se questi fenomeni elettromagnetici siano naturali oppure artificiali. C’è qualcosa di misterioso in quel posto”.


Tornando all’indolente pomeriggio di fine Febbraio, rinuncio all'idea di guardare il video di Polidoro. Il noto divulgatore, al quale riconosco grandi doti affabulatorie, ha la capacità di raccontare storie avvincenti, di incuriosire l’ascoltatore creando un’aura enigmatica attorno alla vicenda narrata ma, alla fine del video, fornisce sempre una soluzione che elimina ogni barlume di mistero. Io, che adoro Borges, ricordo spesso una sua osservazione: l'immaginifico scrittore di Buenos Aires sosteneva che i misteri sono sempre affascinanti, mentre lo soluzioni sono sovente banali. Per cui, i video di Polidoro mi lasciano talora una nota di amarezza. Decido pertanto di provare a documentarmi in modo autonomo su questo caso, per scoprire se la soluzione che troverò io coinciderà con quella fornita dall’investigatore dei fenomeni paranormali, o per lui presunti tali.

Digitando su Google la chiave “Canneto di Caronia mistero”, mi imbatto in alcuni articoli del 2015, che titolano qualcosa come “Risolto il mistero siciliano, identificato il piromane che appiccava gli incendi”. Ne leggo alcuni e scopro che un 25enne è stato identificato dalla polizia, processato e condannato per alcuni incendi appiccati nel 2014.

Ma qualcosa non quadra. Il giovane in questione risulta responsabile per incendi che si sono verificati una decina di anni dopo gli eventi misteriosi del 2004. Il nesso con gli eventi di 10 anni prima non è immediato. Ma, soprattutto, mi domando dove siano finite le anomalie elettromagnetiche ritenute alla base dei fenomeni del 2004. Negli articoli che continuano a rilanciare l’idea del mistero risolto, non si fa alcun riferimento né agli eventi del 2004 né tantomeno all’elettromagnetismo di origine ignota.


Passo di nuovo nell'universo Cicap per orientarmi meglio, ma preferisco una comprensione più immediata rispetto al video di cui scrivevo sopra, che ha una durata di 30 minuti circa, per cui approdo sul sito del Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze e cerco informazioni sulle vicende di Canneto di Caronia. Un articolo, a firma di Giuliana Galati, descrive in modo sintetico quanto avvenuto a partire dai primi segnali anomali, fino all’identificazione del piromane condannato per gli incendi del 2014. Di fatto, stando a quanto si legge, Polidoro e Morocutti hanno analizzato alcuni reperti bruciati e sono giunti alla conclusione, suffragata da un successivo sopralluogo in zona, che la combustione è esterna, praticata tramite “una banale fiamma” intervenuta su oggetti posti ad altezza d’uomo.

L’articolo prosegue poi suggerendo che, verosimilmente, il piromane 25enne potrebbe essere stato anche l’autore degli incendi del 2004, quando aveva 15 anni, dal momento che quella è un’età in cui spesso si manifestano comportamenti adolescenziali che sfociano in episodi di vandalismo, così specifica l'autrice.


Questa ricostruzione mi soddisfa poco, le mie perplessità restano intatte e si dirigono su un doppio binario.

Il primo, meno importante, riguarda la responsabilità del soggetto per i fatti di 10 anni prima sulla base dell’indicazione che, spesso, comportamenti di vandalismo si manifestano già in età adolescenziale. Beh, può darsi, ma resta una supposizione.

Il secondo, ben più rilevante, riguarda il benedetto (o maledetto, nella fattispecie) elettromagnetismo, che sembrava essere alla base dei fenomeni del 2004, i quali riguardavano non solo incendi, ma malfunzionamenti di ogni sorta di strumenti elettronici. Perché, se le anomalie elettromagnetiche fossero state rilevate in modo scientifico, il piromane di cui si discute avrebbe anche potuto appiccare il fuoco in mezza regione e il problema di fondo resterebbe grossomodo intatto.

Ma il sito del Cicap non fornisce risposte ai miei quesiti, perché si occupa solo della presunta combustione esterna di alcuni oggetti. Secondo loro, le anomalie elettromagnetiche non sussistono e non è necessario occuparsene, mi pare di capire.


Mi tocca dunque cambiare chiave di ricerca e scrivere su Google “Canneto di Caronia elettromagnetismo”, nella speranza di trovare informazioni utili su questo aspetto chiave delle vicende.

Ed è così che mi imbatto in una intervista del 2014 presente su un sito di informazione siciliano, “I Nuovi Vespri”, a Francesco Venerando Mantegna, l’esperto che, tra il 2003 e il 2008, ha coordinato il Gruppo Interistituzionale creato dal Governo per studiare i fenomeni di Canneto di Caronia. Forse lui potrà finalmente portare luce sull’enigma elettromagnetismo.

Una luce decisamente brillante, dal momento che il dottor Mantegna sottolinea quanto segue:

“Ricordo che il Gruppo Interistituzionale ha condotto in quegli anni una straordinaria quantità di accertamenti e di indagini scientifiche, con la diretta partecipazione di numerosi organismi pubblici. C’erano, tra gli altri, anche i rappresentati della Marina Militare e dell’Aeronautica. Abbiamo fatto alcuni rapporti in corso d’opera con i quali abbiamo informato progressivamente il Dipartimento nazionale della Protezione civile sull’andamento dell’indagine scientifica. I rapporti non sono secretati. Sono rapporti riservati”.

Quindi non sono certo possano leggersi, questi rapporti confidenziali, ma eventualmente me ne occuperò dopo. E dunque, cosa hanno appurato questi scienziati? Francesco Venerando Mantegna sottolinea che l’equipe ha registrato 400 anomalie, frutto di “numerose campagne di misure e di accertamento effettuate in volo, sulla terraferma, presso il caseggiato di Canneto, sulla ferrovia, su tutto ciò che trasmette e riceve in un raggio di 5 km centrato su Canneto, nel territorio di Caronia ed in mare”, giungendo alla conclusione che la zona fosse “coinvolta da emissioni impulsive elettromagnetiche di grande potenza concentrata”.

Allora questo elettromagnetismo anomalo esisteva, almeno secondo il team di scienziati inviati dal Governo e dalla Regione. L’esperto non ha dubbi, infatti rilancia:

“Ci troviamo dinanzi ad una serie di anomalie che non si limitano alle combustioni all’interno delle abitazioni, ma vanno ben oltre. Sono anomalie che investono il funzionamento di apparecchiature elettriche e di parti elettroniche, come diversi suoi colleghi giornalisti hanno potuto osservare a proprie spese, rimettendoci persino le telecamere durante le riprese”.

Francesco Venerando Mantegna cita poi anche un evento inusuale relativo a un elicottero con il quale la sua equipe stava effettuando dei rilevamenti, costretto a un atterraggio di fortuna per via dell’interruzione della conducibilità elettrica all’interno del velivolo e per degli inspiegabili squarci che hanno riguardato il rivestimento strutturale delle pale durante il volo.




Ulteriore elemento anomalo riguarda una specifica tipologia di pianta, soggetta a un fenomeno curioso:

“Altro esempio è quello dell’appezzamento di terreno distante quasi 3 km da Canneto, sulle alture, all’interno del quale abbiamo accertato che centinaia di piante di Ampelodesmos avevano le radici interamente carbonizzate e le lunghe foglie presentavano tutte (quindi migliaia di foglie) tracce evidenti di combustione con gli stessi intervalli dei cavi elettrici coinvolti dagli incendi nelle abitazioni di Canneto. Pensare che questo sia opera della mano umana sarebbe davvero un’iperbole, una forzatura insostenibile, in quanto produrre effetti del genere con migliaia di operazioni manuali avrebbe comportato un dispiego di mezzi, di uomini, di tempi e di denaro fuori dalla razionalità”.




Beh, se quello che racconta Francesco Venerando Mantegna risponde al vero, questo giovane piromane indicato come presunto responsabile dei fatti del 2004 dalla maggior parte dei siti in cui mi sono imbattuto e dagli esperti del Cicap doveva avere doti persino superiori a quelle mostrate dalla innocente ma temibilissima Carrie, resa nota dal romanzo di Stephen King e dal memorabile film di Brian De Palma.




Giunto qui, avrei proprio necessità di leggere questi rapporti redatti dal Gruppo Interistituzionale e inviati al Governo, alla Regione Sicilia e alla Protezione Civile. Ma non c’è verso di procurarsi i documenti, che evidentemente non sono mai stati resi pubblici. Né sembra possibile ottenere verbali della polizia o del Reparto di Investigazioni Scientifiche dei carabinieri.

A questo punto, potrei interrompere le mie ricerche e giungere alla conclusione che, in effetti, nel 2004 questo piromane 15enne abbia seminato il panico a Canneto di Caronia, materializzandosi in numerose abitazioni, appiccando il fuoco, smaterializzandosi, portando gli abitanti del luogo a credere che gli oggetti prendessero fuoco da soli, inducendo le forze dell’ordine a credere alla versione dei fatti senza eseguire verifiche accurate, oppure a eseguirle senza tuttavia riuscire a distinguere degli incendi dolosi da fenomeni di autocombustione, infine le istituzioni nazionali e regionali a decidere di inviare degli esperti sul posto per studiare questi fenomeni, inducendo anche questi esperti a credere alla presenza di misteriose e mai registrate anomalie elettromagnetiche, in un miscela esplosiva, è il caso di dirlo, di somma incompetenza e abissale creduloneria a più livelli, la cui conseguenza è quella di scambiare gli atti di vandalismo di un ragazzino con un accendino in mano per fenomeni oscuri e inspiegabili. Potrei farlo, seguendo le indicazioni del Cicap.

Ma non so, inizio a essere leggermente scettico riguardo alle intuizioni degli investigatori del paranormale, per cui opto per un supplemento di indagine.

 

 

domenica 8 dicembre 2019

Piazze dechirichiane


Ho un debole per le donne fantasma. Con ogni probabilità, a introdurre nella mia mente questo filtro, è stata la lettura dei racconti di Edgar Allan Poe, riferimento imprescindibile quando si parla di figure femminili spettrali. Poi Bergman ha rifinito il lavoro, non prima che Antonioni fornisse il suo contributo, dando forma (impeccabile) all’inafferrabilità del reale, a partire dalla relazione con l’altro, sempre sul procinto di sgretolarsi.

Dopo i dovuti tributi a 3 dei miei Numi Tutelari, grazie ai quali sono diventato quel che sono, ossia un Uomo Astratto, passo all'esposizione di un sogno decisamente perturbante che riguarda, appunto, una donna fantasma.

Il sogno in questione risale al 2014, quindi a una fase della mia (in)esistenza in cui una psicoterapeuta, intenta a rimettere a posto i pezzi del mosaico disseminati qua e là nella mia mente, mi assegnava il compito di prendere nota delle rappresentazioni oniriche salienti della settimana.

Esaurito il preambolo, passiamo alla descrizione del materiale onirico.

Dunque, il sogno è ambientato in un luogo imprecisato ma piuttosto inusuale: ricordava in modo impressionante uno dei dipinti tipici di De Chirico, quelle opere in cui vengono rappresentate piazze enormi dominate da un senso di vuoto, le note "piazze metafisiche". In particolare, direi che il dipinto intitolato “Piazza d’Italia” del 1953 (nella foto qui sotto) è quello più vicino al luogo da me visualizzato, con tanto di torre circolare sullo sfondo.





Notte. Luogo ignoto. Una piazza ampia, illuminata da luci artificiali e totalmente desolata. Uniche presenze umane sono la mia e quella di R.
Sono in sua compagnia, scambio qualche parola con lei, tranquillamente. Ma, dopo aver compiuto alcuni passi, mi volto indietro e mi accorgo, con sorpresa e turbamento, che lei è scomparsa. A quel punto, inizio dapprima a volgere lo sguardo e poi a spostarmi rapidamente verso tutte le direzioni, ma di lei non vi è alcuna traccia.
L'inquietudine si fa via via più palpabile, non capisco dove possa essere andata R. 

In pratica, si è volatilizzata nel nulla. È diventata uno spettro.

Pochi secondi dopo, la sua natura spettrale, o quanto meno immateriale, diviene tangibile. Infatti, inizio a udire una voce il cui volume e la cui eco aumenta gradualmente. È la voce di R., che mi parla da chissà dove, e continua a ripetermi un ordine preciso: Dimenticami! Devi dimenticarmi! Dimenticami!

Io, in preda al panico, cerco di interagire con lei, domandandole dove si trovi, invano. Poi protesto in modo sempre più disperato al suo ordine, gridando “No, non voglio, non voglio”, con il volto rigato dalle lacrime.
Ma le mie proteste risuonano nel vuoto, e l’unico messaggio che continuo a ricevere da lei è quel “Dimenticami”, ripetuto in modo reiterato, ma calmo e lento, un tono che ricorda il modo di parlare tipico di chi vuole indurre una persona in stato di ipnosi, invitandola ad addormentarsi.

Credo sia superfluo descrivere il profondo turbamento che mi agitava al mio risveglio, sul fare dell’alba. Dopo alcuni minuti in cui cercai di rilassarmi e tornare alla realtà, iniziai a chiedermi in che modo interpretare questo sogno, ma senza particolare successo.

Tornando indietro a quell’epoca, ricordo che R. fu, senz’altro, tra le poche persone che cercarono, nei limiti del possibile, di restare in contatto con me quando mi persi nel labirinto di Arianna. Tuttavia, a quanto rammento, lei non fu particolarmente insistente, forse perché si rese conto che non poteva far nulla per me, anche volendo. Quindi, a un certo punto, smise di cercarmi, probabilmente (non ne ho certezza) dicendomi che avrebbe atteso che fossi io a ritrovare gli stimoli giusti per interagire con lei, e in generale con gli altri.

Dunque, in base ai miei ricordi, in quei mesi io non avevo contatti con R., se non qualche breve saluto scritto, ammesso vi sia stato.

In sostanza, analizzando il sogno e rapportandolo al periodo che attraversavo, non riuscii a fornire una interpretazione convincente dello stesso. Riflettendoci insieme alla psicoterapeuta, giungemmo alla conclusione che R. avrebbe potuto rappresentare, in qualche modo, un simbolo del mio contatto con il mondo esterno.
Tuttavia, trovavo curioso che il mio subcosciente avesse scelto proprio lei come rappresentante dei miei rapporti con gli altri, dato che i suoi tentativi di ristabilire una forma di interazione con me erano stati pochi e privi del calore, o comunque della determinazione, che, invece, animava altre persone, ben più risolute nel cercare di scuotermi dal mio torpore, quindi più presenti.

In sintesi, io avevo vissuto quel sogno come qualcosa di personale tra me e lei. Non vorrei entrare in territori parapsicologici e pensare a messaggi inviati da una persona a un’altra tramite sogno, sebbene un minimo di tentazione di andare oltre la sfera del razionale vi fosse, all’epoca. Sensazione che oggi torna a riaffacciarsi, pur timidamente.

Ma, volendo invece restare ancorati al terreno, e quindi interpretando il sogno come una elaborazione autonoma della mia mente, è come se avessi, in qualche modo, percepito che R., a dispetto del legame che ci unisce da oltre 10 anni e della profonda comprensione reciproca, specie nei momenti di crisi, potesse rappresentare per me un pericolo sul piano emotivo, e che dunque io dovessi rinunciare a lei per salvaguardare me stesso, la mia psiche.

Ecco, in conclusione, posso dire che, con qualche anno di ritardo, quello scenario onirico ha trovato concretezza, almeno temporaneamente.

Diffidiamo dunque dei pessimisti, signori e signore! A volte i sogni si avverano...