Il
mio supplemento di indagine, quello che mi prefiggevo di compiere nella parte 1
di questa mia analisi degli strani eventi accaduti a Canneto di Caronia poco
meno di 20 anni fa, inizia con la ricerca di elementi che possano confermare
l’esistenza di fenomeni più ampi e variegati rispetto alla possibilità di banali incendi dolosi scambiati invece per eventi imperscrutabili. Come già ricordato, la
documentazione ufficiale sul caso non è disponibile, per cui occorre far
riferimento a fonti giornalistiche.
Consulto dunque l’archivio de “La Repubblica” e mi imbatto in numerosi articoli
che raccontano come nei primi mesi del 2004 si sia di fronte una situazione di
evidente confusione e smarrimento da parte degli abitanti del posto, delle forze
dell’ordine, dei vari tecnici e scienziati che effettuano interminabili sopralluoghi
e analisi con i più disparati strumenti.
Relativamente al mese di Febbraio 2004, nell’archivio del quotidiano si trovano svariati
articoli sul tema, tuttavia gli stessi fanno esclusivo riferimento ai fenomeni
di autocombustione. Ma, come detto, il mio interesse attuale è quello di stabilire se si possa escludere la possibilità che le vicende avvenute a Canneto di Caronia possano
essere inquadrate come erronee interpretazioni da parte di inquirenti, esperti e stampa di fenomeni dolosi addebitabili agli abitanti della piccola località siciliana.
Per quanto concerne questo mese di Febbraio, citerei solo lo sconcerto di chi sta svolgendo le indagini, ossia di un dirigente della Protezione Civile, Tullio Martella, il quale dichiara, il 10 Febbraio, al termine dell'ennesimo sopralluogo: "Quanto sta accadendo a Caronia non ha precedenti in Italia, anzi al momento è scientificamente inspiegabile". Dichiarazioni di incredulità alle quali fanno eco, circa un mese dopo, quelle del prefetto di Messina, Stefano Scammacca, che il 18 Marzo affermerà "Non abbiamo idea di cosa stia avvenendo" e predisporrà un monitoraggio della zona 24 ore su 24.
Le parole del prefetto di Messina evidenziano lo smarrimento degli inquirenti che, dopo aver dovuto fare i conti con gli incendi spontanei di Gennaio e Febbraio, a partire dalla seconda metà di Marzo si trovano di fronte a un rebus che si espande e si infittisce.
In
un articolo del 17 Marzo 2004 de "La Repubblica", trovo un resoconto utile a descrivere le stato delle cose:
“Ieri
pomeriggio i primi ad assistere alla ripresa dei roghi di Canneto sono stati
alcuni elettricisti che avevano appena ultimato dei lavori in una delle case,
ancora disabitate, della minuscola frazione in provincia di Messina, evacuata
il mese scorso per il moltiplicarsi di inspiegabili incendi. Ma, oltre alla
ricomparsa delle fiamme, che già il mese scorso si sviluppavano all'improvviso,
ora come fuochi fatui, ora sotto forma di roghi veri e propri, evocando
inquietanti poltergeist e facendo addirittura invocare l'arrivo in paese di un
esorcista, da ieri pomeriggio c'è di più.
Chiusure centralizzate delle auto che si azionano all'improvviso, bloccando o
sbloccando gli sportelli delle vetture nonostante il legittimo proprietario non
agisca sul telecomando. Telefonini che si illuminano, squillano, con i display
che lampeggiano caratteri e numeri, senza che l'apparecchio stia ricevendo
alcuna chiamata”.
Siamo
dunque in presenza di fiamme comparse davanti agli occhi di alcuni elettricisti
che lavoravano in case in quel momento disabitate, chiusure centralizzate di
automobili che si aprono e chiudono da sole e telefoni cellulari sull’orlo di
una crisi di nervi. Per tenere in piedi l'idea dell'evento incendiario doloso,
bisognerebbe ipotizzare la capacità da parte del
piromane di introdursi nella zona evacuata e di non farsi scorgere dagli elettricisti al lavoro, nonché la loro incapacità di notare la natura dolosa dell'incendio. Inoltre, si dovrebbe supporre che quanti riferiscono dei problemi
alle chiusure centralizzate delle auto e ai telefoni cellulari siano
suggestionati da quanto accade in loco e inizino a dare libero sfogo alla propria immaginazione, oppure si divertano a infittire il mistero inventando storielle strane. In
teoria, possibile; in pratica, non saprei.
Per
spazzare ogni superfluo dubbio di messinscena o allucinazioni dei singoli
testimoni, sarebbe opportuno trovare notizie di eventi ai quali abbiano
assistito più persone. Mi viene in soccorso un articolo di Venerdì 19 Marzo,
ove si legge che “tra martedì e mercoledì erano state una decina le vetture che
avevano fatto registrare anomalie alle chiusure, sotto gli occhi di decine di
testimoni tra cui i carabinieri".
Testimoni multipli, ivi comprese le
forze dell'ordine, almeno questo risulta all'autore dell'articolo, che
aggiunge: "intanto questa mattina sono state montate nella frazione nuove
e più sofisticate attrezzature per misurare i campi elettromagnetici che causano
incendi e mandano in tilt gli apparecchi elettronici”.
Quindi,
già in data 19 Marzo, a un paio di mesi dal manifestarsi dei primi fenomeni, si
riteneva che gli stessi fossero verosimilmente determinati dalla presenza di campi
elettromagnetici. Non si tratta di un'idea nata in seno al Gruppo Interistituzionale.
A tal proposito, mi pare il momento di fornire qualche dettaglio su questo team di esperti formato a partire dal 2005, riporto da un articolo pubblicato su Wired a firma di Carlo Pizzati:
"Il governo nomina un Gruppo Interistituzionale che studi i fenomeni: ne fanno parte molte università, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e addirittura, udite udite, il Ministero delle Comunicazioni, la Marina e l’Aeronautica Militare. Coordinatore è un sismologo siciliano, il professor Francesco Venerando".
Chiudo
questa fase di lettura degli articoli dell’epoca pubblicati da “La Repubblica”
riportando parte di un pezzo del 25 Marzo, scritto da Attilio Bolzoni,
inviato sul posto dal quotidiano per raccontare l’evolversi della situazione:
"Cento
metri e cento uomini che si affollano e si affannano, che si arrovellano, che
indagano la natura e si tormentano per le fiamme. Vulcanologi, meteorologi,
ingegneri, fisici e geofisici, docenti di elettrostatica, chimici, professori
di matematica, ricercatori di onde a bande strette e larghe o a bande corte e
lunghe, geologi, biologi marini, un esercito di dotti frastornati dai roghi
fantasma.
Eccoli
tutti lì incantati a fare calcoli, gli scienziati accorsi per i fuochi che si
accendono all'improvviso, eccoli tutti insieme a ripetere spericolate
operazioni algebriche mentre su quella che è diventata ormai la loro strada
arranca uno strano furgone bianco.
Cos'è quella macchina che ha qualcosa sopra il tetto che sembra un telescopio o
forse un periscopio? E perché si sta fermando proprio in quel punto, proprio
dove si è liquefatta l'ultima utilitaria di Canneto? Il periscopio ruota
all'improvviso, si muove anche un'antenna che esplora campi magnetici, il cavo
scarica il segnale che capta e lo fa finire in un computer.
Se
ne sono appena andati gli esperti della telefonia fissa e mobile di Tim e
Wodafone e Wind, tecnici dell'Enel, funzionari delle Ferrovie. Arriveranno tra
un po' anche gli ufficiali della Marina Militare. Verranno dal mare, salperanno
dal porto di Augusta, attraverseranno lo Stretto e la loro nave si fermerà
davanti alle diciassette case di Canneto per «studiare» quel tratto di Tirreno
che più in là ribolle e ancora più in là nasconde grandi vulcani".
Sventuratamente, mancava il Cicap, che avrebbe "sguinzagliato i suoi migliori segugi", come riporta un articolo di GQ Italia, solo un paio di anni dopo. Ma, per il resto, vi era un gran dispiego di scienziati e tecnici, gran copia di strumenti tecnologici, persino una nave della Marina Militare. Tutti alla ricerca della chiave del mistero dei “materassi che prendono fuoco”, dei “contatori che saltano anche con la corrente elettrica staccata”, delle “lavatrici fuse come dentro un forno a microonde”. Ecco, mi soffermo su quest'ultima descrizione dell'autore dell'articolo, perché l’immagine del forno a microonde torna spesso nella descrizione dei fatti accaduti a Canneto di Caronia, proprio per evidenziare una dinamica di combustione che differisce da quella a cui si è portati normalmente a pensare.
Eccolo qua, un elegante fornellino a microonde nero.
Come ben noto, in un forno a microonde non ci sono sorgenti di calore ma un generatore di onde elettromagnetiche, le microonde appunto. Sappiamo poi che i metalli sono buoni conduttori di elettricità, dato che assorbono le microonde in grande quantità e con estrema rapidità. Ecco perché la combustione di un materasso esaminato dalla polizia scientifica risultava essere partita dalle molle interne. Come racconta il giornalista televisivo siciliano Enzo Granata in una puntata di Voyager su Raidue a proposito di un incendio che aveva interessato una delle abitazioni: "Le forze dell'ordine ricostruirono, con la scientifica, che le fiamme erano partite dall'interno di un materasso. Praticamente, le molle del materasso fecero da conduttore e fecero prendere fuoco al materasso, poi alle tende, quindi al resto dell'abitazione". Il materasso soggetto ad autocombustione viene citato da un gran numero di articoli che approfondiscono le vicende di Canneto di Caronia.
In conclusione, non
mi sorprende che, sin dalle prime fasi di questa enorme indagine, condotta a
più livelli, durata anni, si sia giunti alla conclusione che le anomalie
elettromagnetiche rappresentassero la spiegazione più sensata degli oscuri
fenomeni.
Mi sorprende invece un po' di più che, in un contesto come quello descritto nel corso di questo post e di quello precedente, qualcuno abbia proposto una serie di atti vandalici come origine di questo enorme caos e ritenga tale ipotesi una soluzione razionale e scientificamente appropriata del complicato enigma.
Ad ogni modo, mi pare giusto provare a capire anche il punto di vista del Cicap. A tal proposito, mi avvalgo di un articolo presente sul sito StrettoWeb, in cui Morocutti spiega la soluzione del mistero in modo alquanto bizzarro:
“Ho
seguito da vicino la vicenda di Caronia e allora sia io che un tecnico dei
telefoni ci siamo resi conto che gli oggetti, le prese e i fili erano bruciati
solo dall’esterno. Nel 2006 sono andato nella zona e ho notato che i cavi
all’interno dei muri erano intatti.
Molti
dicono di aver assistito a Caronia alla combustione di oggetti davanti ai loro
occhi e questo è possibile ma è spiegabile con il fatto che esistono espedienti
per far bruciare le cose con un ritardo di pochi minuti e poi ci possono essere
degli errori cognitivi nelle testimonianze come spesso accade a chi è sotto
stress. Che si siano fatti ingannare anche scienziati è probabile, sono
abituati a stare in laboratorio e non ad agire davanti a delle forme di
illusionismo”.
Un piromane, in effetti, è saltato fuori, 10 anni dopo. Giuseppe Pezzino. Era il figlio del rappresentante del comitato che rappresentava i residenti di Canneto di Caronia degli anni precedenti, Nino Pezzino.
Il giovane è stato condannato in primo grado a 6 anni di detenzione, il padre a un anno e mezzo. Riconosciuti come autori di alcuni degli episodi avvenuti a Canneto di Caronia nel 2014.
Ora, non si può escludere che, anche nel 2004, qualcuno abbia potuto dare sfogo ai primi istinti da piromane, o divertirsi ad ampliare il caos. Che fosse l'adolescente Pezzino o qualcun altro, è possibile.
Ma addebitare a costui, o ad altri ignoti, tutti gli eventi descritti in questo post e in quello precedente, come pure in quello che seguirà, non sembra possibile, analizzando gli elementi in gioco in queste vicende, a partire dalle anomalie elettromagnetiche.
Occorre immaginare un un piromane illusionista, come sottolinea anche il Cicap, un soggetto capace di creare incendi a effetto ritardato. E, sin qui, possiamo anche convenire che la cosa possa essere, in via ipotetica, possibile. Ma questi incendi sono stati registrati persino in case evacuate, inoltre sono stati registrati eventi nei quali andavano in tilt chiusure centralizzate di auto, cellulari e computer.
Quindi, anche volendo ipotizzare che testimoni, inquirenti, scienziati, militari, Protezione Civile, Prefettura, Regione Sicilia e Governo siano stati tutti messi nel sacco da questo giovane Houdini, la casistica degli avvenimenti avvenuti a Canneto di Caronia impone di superare l'ipotesi della piromania, individuale o di gruppo.
Per cui, seguirò la pista dell'elettromagnetismo.
Vedremo dove mi condurranno le (micro)onde.


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