lunedì 13 marzo 2023

Strani oggetti nei cieli d'America



Stamane leggo un articolo pubblicato sul quotidiano politico statunitense "The Hill", che si interroga sulla natura dei cosiddetti UAP, gli oggetti volanti, anzi "anomali", non identificati di cui si parla apertamente da almeno un lustro negli USA.
Come noto, dall'altra parte dell'oceano, dopo una serie di eventi che meriterebbero un post a parte, o più di uno, si è ufficialmente riconosciuto che esistono nei cieli d'America degli oggetti non solo non identificati, ma non identificabili.
Qui citerei una nota affermazione di Barack Obama, rilasciata nel corso di una conversazione durante un talk show televisivo, il "Late Late Show With James Corden", il 19 Maggio 2021.

Menziono Obama non solo per lo spessore del personaggio, ma perché, in due righe, spiega in modo ottimale lo stato dell'arte del dibattito in America: 


There is footage and records of objects in the skies. We don't know exactly what they are. We can't explain how they moved, their trajectory. They did not have an easily explainable pattern.



Video e altri dati derivati da sofisticati sensori che, uniti alle testimonianze di un numero crescente di piloti, membri dell'equipaggio di navi e tecnici militari, forniscono una rappresentazione precisa dell'esistenza di oggetti che si spostano nello spazio in modo tale da sfidare apertamente le leggi dell'aerodinamica, come pure quelle della fisica. Per questo motivo, come afferma Obama, non si riesce a spiegare il modo in cui si muovono, le loro traiettorie.

Le dichiarazioni dell'ex presidente USA giungono, come dicevo, dopo una serie di accadimenti che riguardano la Us Navy, il Congresso, il Pentagono e alcune agenzie di intelligence e che hanno portato alcuni funzionari ad ammettere che, in effetti, questi UAP sono davvero strani.

Tra le varie dichiarazioni disponibili, riporto quella di John Ratcliffe, ex-direttore della National Intelligence Agency, intervistato da Fox News il 22 Marzo 2021.

 

Usually we have multiple sensors picking up these things... Objects that have been seen by Navy or Air Force pilots, or in satellite imagery, that engage in actions that... we don't have the technology for, or traveling at speeds that exceed the sound barrier without a sonic boom... Technologies that we don’t have and, frankly, that we are not capable of defending against.


Insomma, oggetti tecnologicamente evoluti che esibiscono caratteristiche di volo, o di movimento in senso lato, non riproducibili dalla tecnologia attualmente in possesso degli Usa, stando alle dichiarazioni ufficiali.

Dunque, gli UAP, quelli di reale interesse, non sono palloni, droni, uccelli, meteore, né allucinazioni.
Naturalmente, diversi avvistamenti riguardano, appunto, oggetti prosaici scambiati per UAP.
Ma, quando parliamo di UAP, come dire, "duri e puri", ossia quelli che restano non identificati anche dopo attente analisi, ci riferiamo a oggetti tecnologicamente iper avanzati, le cui caratteristiche vanno al di là dell'attuale tecnologia terrestre ufficialmente nota.
Essi hanno differenti strutture. Accanto ai tradizionali dischi, troviamo una vasta gamma di forme: sfere, triangoli, diamanti, senza dimenticare i Tic Tac giganti, con riferimento alla mentina, termine coniato dal pilota della USS Nimitz David Fravor (uno di questi esemplari è presente nell'immagine che riporto in apertura del post - non una foto ma una ricostruzione) e, infine, gli UAP dotati del design più cool di ogni tempo, ossia cubi neri inseriti all'interno di sfere trasparenti, come quelli avvistati dai piloti della USS Roosevelt nel 2014/15, a ridosso delle coste della Virginia.
Oggetti così ammalianti che, per citare un vecchio spot della Fiat Panda, se non ci fossero bisognerebbe inventarli.




Tornando all'articolo pubblicato su The Hill, posso ora entrare nel merito dello stesso, una volta identificata, almeno semanticamente, la natura degli UAP.

L'autore, Dom Armentano, professore di economia presso l'Università di Hartford, prova a riflettere sulle uniche due ipotesi possibili per spiegare gli UAP: tecnologia segreta americana, o di altra nazione, oppure provenienza "esotica".
Mi garba alquanto questo aggettivo, "esotico", perché resta vago e non inquadra in modo preciso la possibile origine non terrestre degli oggetti in questione.
Il mio plauso deriva dal fatto che neppure io mi sbilancerei nell'individuare una origine precisa degli oggetti in questione, laddove ne fosse accertata in modo definitivo la natura non terrestre. Io stesso, di fatto, tenderei a indicare come provenienza un altrove non meglio identificato nello spazio, nel tempo, in dimensioni altre a noi inconoscibili, per il momento.

Analizzando l'ipotesi della tecnologia statunitense segreta, l'autore propone tre obiezioni specifiche.

Le prima obiezione di Dom Armentano riguarda le dozzine di rapporti, da fonti militari e civili, relativi a incontri ravvicinati tra aerei e oggetti volanti non identificati dotati della capacità di interferire con radar e strumenti elettronici, creando un potenziale pericolo di incidenti. L'autore afferma che è difficile credere all'ipotesi di di programmi segreti americani che mettano a repentaglio l'incolumità di piloti e passeggeri.

La seconda obiezione concerne la globalità degli avvistamenti. Quasi tutti i Paesi europei e dell'America latina, specifica Armentano, dispongono di una vasta mole di dati sul fenomeno Uap con rapporti identici a quelli disponibili negli USA. Nessun programma segreto americano rischierebbe un incidente aereo relativo alla propria tecnologia segreta in Messico, in Iran o in qualsiasi altro Paese del mondo. 

Ma la sua obiezione a mio avviso più rilevante è quella relativa alla storicità del fenomeno, che viene così sostanziata:


Reliable pilot and ground observation — including radar confirmation — of exotic UFOs that hover, perform extraordinary turns and accelerate soundlessly has been around in abundance since the 1940s. It is almost impossible to believe that the U.S. has had this very advanced flight technology for more than seven decades but that none of it has yet to openly surface in our own security regime.

 

Questo punto è, come dicevo, il più convincente. Ho più volte riflettuto su questo elemento storico, che risulta a mio giudizio assai indicativo. Se questi oggetti strani si fossero manifestati solo di recente, si potrebbe legittimamente avere il sospetto che il passaggio dalla fantascienza alla scienza sia stato effettuato, segretamente, da qualche stato, che siano gli Usa, la Russia o la Cina (e aggiungerei il Giappone, nessuno parla mai di questo Paese, ma i giapponesi sarebbero i miei indiziati numero uno in caso di origine terrestre degli UAP, loro che in fatto di racconti su navicelle spaziali e robot non hanno eguali sul pianeta).

Eppure, se riavvolgiamo il nastro e giungiamo alle prime segnalazioni di oggetti volanti non identificati mediaticamente rilevanti del secolo scorso, ci imbattiamo in una serie di avvistamenti che raccontano di oggetti dotati di caratteristiche simili a quelle degli odierni UAP, sia sul piano della foggia sia sul piano delle capacità aerodinamiche. Emblematica, in tal senso, quella di Kenneth Arnold del 24 Giugno 1947, riguardante nove oggetti volanti che viaggiavano a velocità elevatissima e procedevano in modo irregolare, come un piattino lanciato sull'acqua, da cui la nota definizione di "flying saucers" (che letteralmente significa "piattini volanti").

Per avere un'idea sommaria della situazione in quegli anni, credo sia utile riportare alcune affermazioni provenienti dalla conferenza stampa tenuta dal generale Samford dell'Air Force che, all'indomani degli avvistamenti di Oggetti Volanti non Identificati concentrati nella città di Washington, nel Giugno del 1952, forniva alcune informazioni alla stampa e all'opinione pubblica.
In quell'occasione, il generale Samford, con quella voce ferma e sicura, leggermente cantilenante, tipica dei filmati americani anni '50, spiegava ai giornalisti che l'aviazione a stelle e strisce aveva analizzato un numero di report di avvistamenti compresi tra i mille e i duemila.
Ebbene, cosa avevano concluso gli uomini dell'Air Force chiamati a investigare sugli avvistamenti?


We came to the conclusion that these things were either friendly aircraft erroneously recognized or reported, hoaxes, quite a few of those, electronic and meteorological phenomenon of one sort or another, light aberrations, and many other things.


Aerei ordinari, fenomeni meteorologici, luci prosaiche. La maggior parte degli avvistamenti si spiegava in quel modo. Ma c'era anche dell'altro:


However, there have remained a percentage of this total, in the order of twenty per cent of the reports, that have come from credible observers of relatively incredible things. And because of those things not being possible for us to move along and associated with the kind of things that we've found can be associated with the bulk of these reports, we keep on being concerned about them.




Osservatori credibili che raccontano cose relativamente incredibili. Questi osservatori credibili erano, in parte, gli stessi piloti della Air Force che, nei primi anni Cinquanta, era ancora aperta a discutere del tema. Anzi, in base ai vari documenti emersi nel corso degli anni, si può affermare che, all'epoca, vi fosse una spaccatura all'interno del dipartimento, con un gruppo di ufficiali e alti ufficiali che derubricavano il fenomeno a errori di interpretazione e a percezioni fallaci, mentre un altro gruppo si dimostrava convinto della concretezza degli oggetti volanti ipertecnologici, ipotizzando che si trattasse di diaboliche invenzioni dei russi oppure, in alternativa, di velivoli interplanetari.

Il dubbio che gli Ufo rappresentassero tecnologia di origine sovietica appare del tutto comprensibile in un'epoca di confusione e disorientamento come quella che seguiva la conclusione della seconda guerra mondiale.
Del resto, tale incertezza era condivisa dagli stessi russi, i quali sospettavano a loro volta gli americani di aver realizzato oggetti tecnologicamente rivoluzionari come quelli avvistati nei cieli di Mosca o di Leningrado. 
A distanza di sette decenni, la storia si ripete, con gli americani che, dopo aver precisato di non essere in possesso di nulla che sia paragonabile alle performance degli Uap, non scartano, almeno ufficialmente, l'ipotesi che qualche avversario sia invece riuscito in questa impresa. 

L'articolo di Dom Armentano si conclude con l'auspico che i prossimi report presentati dall'Ufficio del Dipartimento della Difesa che studia gli Uap, noto con l'acronimo di AARO (acronimo di "All-Domain Anomaly Resolution Office) possa finalmente fare luce sul fenomeno e fornire risposte alle domande poste dal Congresso, dal popolo americano e, a ben guardare, aggiungerei, da chiunque al mondo segua questo tema con interesse e curiosità.

Condivido l'auspicio di Armentano, ma non sono certo che l'enigma possa essere risolto dai rapporti dell'AARO. Intendo dire che, per svelare la natura e gli intenti degli Uap, occorrerebbe supporre che il governo e l'intelligence Usa siano in possesso di informazioni precise sul fenomeno. La qual cosa è possibile, ma non so fino a che punto probabile.
Di fatto, se anche si arrivasse a dichiarare esclusa la possibilità che gli oggetti appartengano a una qualsiasi nazione o ente privato presente sulla Terra, non so quanto oltre si potrebbe andare.
Certo, si tratterebbe di un'ammissione di rilevanza straordinaria, probabilmente la scoperta più intrigante della storia dell'umanità. Perché si renderebbe concreta la suggestione che non siamo soli, che esiste una qualche forma di intelligenza non umana sul nostro pianeta. Eppure, non si potrebbe automaticamente parlare di extra terrestri.
Perché, nell'ambito degli studi sul fenomeno, prendono corpo diversi ipotesi, degne di riflessione. Entità interdimensionali, forme di vita intelligente che condividono il pianeta con noi ma che rimangono parzialmente nascoste ai nostri occhi, oppure umani del futuro che si manifestano a noi. A ben guardare, questi oggetti enigmatici non hanno mai manifestato ostilità nei confronti degli esseri umani. Più si studia il fenomeno, più ci si accorge che i vari avvistamenti sembrano indicare una qualche relazione tra Uap e pianeta Terra, unita a una sorta di, come dire, giocosità nei confronti degli esseri umani e della loro tecnologia. 

Di fatto, i presunti alieni non sembrerebbero poi così alieni rispetto a noi. E si pensa che la Terra si è dimostrata un pianeta perfetto per lo sviluppo di vita intelligente, è possibile ipotizzare che, appunto, ci sia qualcosa di questo fenomeno che ancora sfugge alla nostra capacità di analisi. 





martedì 7 marzo 2023

L'Enigma di Canneto di Caronia - Parte 2

 



Il mio supplemento di indagine, quello che mi prefiggevo di compiere nella parte 1 di questa mia analisi degli strani eventi accaduti a Canneto di Caronia poco meno di 20 anni fa, inizia con la ricerca di elementi che possano confermare l’esistenza di fenomeni più ampi e variegati rispetto alla possibilità di banali incendi dolosi scambiati invece per eventi imperscrutabili. Come già ricordato, la documentazione ufficiale sul caso non è disponibile, per cui occorre far riferimento a fonti giornalistiche. 
Consulto dunque l’archivio de “La Repubblica” e mi imbatto in numerosi articoli che raccontano come nei primi mesi del 2004 si sia di fronte una situazione di evidente confusione e smarrimento da parte degli abitanti del posto, delle forze dell’ordine, dei vari tecnici e scienziati che effettuano interminabili sopralluoghi e analisi con i più disparati strumenti.

Relativamente al mese di Febbraio 2004, nell’archivio del quotidiano si trovano svariati articoli sul tema, tuttavia gli stessi fanno esclusivo riferimento ai fenomeni di autocombustione. Ma, come detto, il mio interesse attuale è quello di stabilire se si possa escludere la possibilità che le vicende avvenute a Canneto di Caronia possano essere inquadrate come erronee interpretazioni da parte di inquirenti, esperti e stampa di fenomeni dolosi addebitabili agli abitanti della piccola località siciliana.
Per quanto concerne questo mese di Febbraio, citerei solo lo sconcerto di chi sta svolgendo le indagini, ossia di un dirigente della Protezione Civile, Tullio Martella, il quale dichiara, il 10 Febbraio, al termine dell'ennesimo sopralluogo: "Quanto sta accadendo a Caronia non ha precedenti in Italia, anzi al momento è scientificamente inspiegabile". Dichiarazioni di incredulità alle quali fanno eco, circa un mese dopo, quelle del prefetto di Messina, Stefano Scammacca, che il 18 Marzo affermerà
"Non abbiamo idea di cosa stia avvenendo" e predisporrà un monitoraggio della zona 24 ore su 24.

Le parole del prefetto di Messina evidenziano lo smarrimento degli inquirenti che,  dopo aver dovuto fare i conti con gli incendi spontanei di Gennaio e Febbraio, a partire dalla seconda metà di Marzo si trovano di fronte a un rebus che si espande e si infittisce.


In un articolo del 17 Marzo 2004 de "La Repubblica", trovo un resoconto utile a descrivere le stato delle cose:

 “Ieri pomeriggio i primi ad assistere alla ripresa dei roghi di Canneto sono stati alcuni elettricisti che avevano appena ultimato dei lavori in una delle case, ancora disabitate, della minuscola frazione in provincia di Messina, evacuata il mese scorso per il moltiplicarsi di inspiegabili incendi. Ma, oltre alla ricomparsa delle fiamme, che già il mese scorso si sviluppavano all'improvviso, ora come fuochi fatui, ora sotto forma di roghi veri e propri, evocando inquietanti poltergeist e facendo addirittura invocare l'arrivo in paese di un esorcista, da ieri pomeriggio c'è di più. 
Chiusure centralizzate delle auto che si azionano all'improvviso, bloccando o sbloccando gli sportelli delle vetture nonostante il legittimo proprietario non agisca sul telecomando. Telefonini che si illuminano, squillano, con i display che lampeggiano caratteri e numeri, senza che l'apparecchio stia ricevendo alcuna chiamata”.

 

Siamo dunque in presenza di fiamme comparse davanti agli occhi di alcuni elettricisti che lavoravano in case in quel momento disabitate, chiusure centralizzate di automobili che si aprono e chiudono da sole e telefoni cellulari sull’orlo di una crisi di nervi. Per tenere in piedi l'idea dell'evento incendiario doloso, bisognerebbe ipotizzare la capacità da parte del piromane di introdursi nella zona evacuata e di non farsi scorgere dagli elettricisti al lavoro, nonché la loro incapacità di notare la natura dolosa dell'incendio. Inoltre, si dovrebbe supporre che quanti riferiscono dei problemi alle chiusure centralizzate delle auto e ai telefoni cellulari siano suggestionati da quanto accade in loco e inizino a dare libero sfogo alla propria immaginazione, oppure si divertano a infittire il mistero inventando storielle strane. In teoria, possibile; in pratica, non saprei.

Per spazzare ogni superfluo dubbio di messinscena o allucinazioni dei singoli testimoni, sarebbe opportuno trovare notizie di eventi ai quali abbiano assistito più persone. Mi viene in soccorso un articolo di Venerdì 19 Marzo, ove si legge che “tra martedì e mercoledì erano state una decina le vetture che avevano fatto registrare anomalie alle chiusure, sotto gli occhi di decine di testimoni tra cui i carabinieri".
Testimoni multipli, ivi comprese le forze dell'ordine, almeno questo risulta all'autore dell'articolo, che aggiunge: "intanto questa mattina sono state montate nella frazione nuove e più sofisticate attrezzature per misurare i campi elettromagnetici che causano incendi e mandano in tilt gli apparecchi elettronici”.

Quindi, già in data 19 Marzo, a un paio di mesi dal manifestarsi dei primi fenomeni, si riteneva che gli stessi fossero verosimilmente determinati dalla presenza di campi elettromagnetici. Non si tratta di un'idea nata in seno al Gruppo Interistituzionale.
A tal proposito, mi pare il momento di fornire qualche dettaglio su questo team di esperti formato a partire dal 2005, riporto da un articolo pubblicato su Wired a firma di Carlo Pizzati:

"Il governo nomina un Gruppo Interistituzionale che studi i fenomeni: ne fanno parte molte università, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e addirittura, udite udite, il Ministero delle Comunicazioni, la Marina e l’Aeronautica Militare. Coordinatore è un sismologo siciliano, il professor Francesco Venerando".

Chiudo questa fase di lettura degli articoli dell’epoca pubblicati da “La Repubblica” riportando parte di un pezzo del 25 Marzo, scritto da Attilio Bolzoni, inviato sul posto dal quotidiano per raccontare l’evolversi della situazione:

"Cento metri e cento uomini che si affollano e si affannano, che si arrovellano, che indagano la natura e si tormentano per le fiamme. Vulcanologi, meteorologi, ingegneri, fisici e geofisici, docenti di elettrostatica, chimici, professori di matematica, ricercatori di onde a bande strette e larghe o a bande corte e lunghe, geologi, biologi marini, un esercito di dotti frastornati dai roghi fantasma. 

Eccoli tutti lì incantati a fare calcoli, gli scienziati accorsi per i fuochi che si accendono all'improvviso, eccoli tutti insieme a ripetere spericolate operazioni algebriche mentre su quella che è diventata ormai la loro strada arranca uno strano furgone bianco. 
Cos'è quella macchina che ha qualcosa sopra il tetto che sembra un telescopio o forse un periscopio? E perché si sta fermando proprio in quel punto, proprio dove si è liquefatta l'ultima utilitaria di Canneto? Il periscopio ruota all'improvviso, si muove anche un'antenna che esplora campi magnetici, il cavo scarica il segnale che capta e lo fa finire in un computer.

Se ne sono appena andati gli esperti della telefonia fissa e mobile di Tim e Wodafone e Wind, tecnici dell'Enel, funzionari delle Ferrovie. Arriveranno tra un po' anche gli ufficiali della Marina Militare. Verranno dal mare, salperanno dal porto di Augusta, attraverseranno lo Stretto e la loro nave si fermerà davanti alle diciassette case di Canneto per «studiare» quel tratto di Tirreno che più in là ribolle e ancora più in là nasconde grandi vulcani".

Sventuratamente, mancava il Cicap, che avrebbe "sguinzagliato i suoi migliori segugi", come riporta un articolo di GQ Italia, solo un paio di anni dopo. Ma, per il resto, vi era un gran dispiego di scienziati e tecnici, gran copia di strumenti tecnologici, persino una nave della Marina Militare. Tutti alla ricerca della chiave del mistero dei “materassi che prendono fuoco”, dei “contatori che saltano anche con la corrente elettrica staccata”, delle “lavatrici fuse come dentro un forno a microonde”. Ecco, mi soffermo su quest'ultima descrizione dell'autore dell'articolo, perché l’immagine del forno a microonde torna spesso nella descrizione dei fatti accaduti a Canneto di Caronia, proprio per evidenziare una dinamica di combustione che differisce da quella a cui si è portati normalmente a pensare. 

Eccolo qua, un elegante fornellino a microonde nero.

 


Come ben noto, in un forno a microonde non ci sono sorgenti di calore ma un generatore di onde elettromagnetiche, le microonde appunto. Sappiamo poi che i metalli sono buoni conduttori di elettricità, dato che assorbono le microonde in grande quantità e con estrema rapidità. Ecco perché la combustione di un materasso esaminato dalla polizia scientifica risultava essere partita dalle molle interne. Come racconta il giornalista televisivo siciliano Enzo Granata in una puntata di Voyager su Raidue a proposito di un incendio che aveva interessato una delle abitazioni: "Le forze dell'ordine ricostruirono, con la scientifica, che le fiamme erano partite dall'interno di un materasso. Praticamente, le molle del materasso fecero da conduttore e fecero prendere fuoco al materasso, poi alle tende, quindi al resto dell'abitazione". Il materasso soggetto ad autocombustione viene citato da un gran numero di articoli che approfondiscono le vicende di Canneto di Caronia.

In conclusione, non mi sorprende che, sin dalle prime fasi di questa enorme indagine, condotta a più livelli, durata anni, si sia giunti alla conclusione che le anomalie elettromagnetiche rappresentassero la spiegazione più sensata degli oscuri fenomeni. 

Mi sorprende invece un po' di più che, in un contesto come quello descritto nel corso di questo post e di quello precedente, qualcuno abbia proposto una serie di atti vandalici come origine di questo enorme caos e ritenga tale ipotesi una soluzione razionale e scientificamente appropriata del complicato enigma. 


Ad ogni modo, mi pare giusto provare a capire anche il punto di vista del Cicap. A tal proposito, mi avvalgo di un articolo presente sul sito StrettoWeb, in cui Morocutti spiega la soluzione del mistero in modo alquanto bizzarro:

“Ho seguito da vicino la vicenda di Caronia e allora sia io che un tecnico dei telefoni ci siamo resi conto che gli oggetti, le prese e i fili erano bruciati solo dall’esterno. Nel 2006 sono andato nella zona e ho notato che i cavi all’interno dei muri erano intatti. 
Molti dicono di aver assistito a Caronia alla combustione di oggetti davanti ai loro occhi e questo è possibile ma è spiegabile con il fatto che esistono espedienti per far bruciare le cose con un ritardo di pochi minuti e poi ci possono essere degli errori cognitivi nelle testimonianze come spesso accade a chi è sotto stress. Che si siano fatti ingannare anche scienziati è probabile, sono abituati a stare in laboratorio e non ad agire davanti a delle forme di illusionismo”.


Un piromane, in effetti, è saltato fuori, 10 anni dopo. Giuseppe Pezzino. Era il figlio del rappresentante del comitato che rappresentava i residenti di Canneto di Caronia degli anni precedenti, Nino Pezzino.
Il giovane è stato condannato in primo grado a 6 anni di detenzione, il padre a un anno e mezzo. Riconosciuti come autori di alcuni degli episodi avvenuti a Canneto di Caronia nel 2014.  
Ora, non si può escludere che, anche nel 2004, qualcuno abbia potuto dare sfogo ai primi istinti da piromane, o divertirsi ad ampliare il caos. Che fosse l'adolescente Pezzino o qualcun altro, è possibile.

Ma addebitare a costui, o ad altri ignoti, tutti gli eventi descritti in questo post e in quello precedente, come pure in quello che seguirà, non sembra possibile, analizzando gli elementi in gioco in queste vicende, a partire dalle anomalie elettromagnetiche.
Occorre immaginare un un piromane illusionista, come sottolinea anche il Cicap, un soggetto capace di creare incendi a effetto ritardato. E, sin qui, possiamo anche convenire che la cosa possa essere, in via ipotetica, possibile. Ma questi incendi sono stati registrati persino in case evacuate, inoltre sono stati registrati eventi nei quali andavano in tilt chiusure centralizzate di auto, cellulari e computer.
Quindi, anche volendo ipotizzare che testimoni, inquirenti, scienziati, militari, Protezione Civile, Prefettura, Regione Sicilia e Governo siano stati tutti messi nel sacco da questo giovane Houdini, la casistica degli avvenimenti avvenuti a Canneto di Caronia impone di superare l'ipotesi della piromania, individuale o di gruppo. 

Per cui, seguirò la pista dell'elettromagnetismo.


Vedremo dove mi condurranno le (micro)onde.

domenica 5 marzo 2023

L'Enigma di Canneto di Caronia - Parte 1








Nel corso di un indolente pomeriggio di fine Febbraio, circumnavigavo lungo i corridoi videodigitali di Youtube, alla ricerca di qualche filmato stimolante. Uno dei suggerimenti della piattaforma di condivisione di video più visitata al mondo aveva l’intrigante titolo di “I misteri di Caronia: il paese in fiamme”; in copertina il volto serioso di Massimo Polidoro, accanto quello meno serioso dello stesso divulgatore nei panni di Groucho Marx, delle fiamme sullo sfondo. Decido di cliccare sul video ma, prima che la presentazione del caso parta, leggo le note in descrizione. E mi si accende una lampadina.


Molti anni prima, sarà stato il 2007 o il 2008, un amico mi disse di aver letto qualcosa di sorprendente sui quotidiani. In una piccola località della Sicilia, Canneto, frazione di Caronia, si registravano da tempo fenomeni magnetici inspiegabili, che provocavano malfunzionamenti di elettrodomestici, computer, cellulari e, in diversi casi, persino incendi dovuti al lento surriscaldarsi degli oggetti, per autocombustione. Le forze e dell’ordine e persino un gruppo di scienziati inviati dal governo non riuscivano a decifrare quell’enigma.

“Elettromagnetismo, eh”, mi rivolsi al mio amico, “quindi non è possibile che ci sia qualche piromane che dà fuoco agli oggetti, da quanto mi dici”.

“Esattamente”, mi rispose lui, “le analisi della polizia scientifica hanno confermato che gli oggetti prendono fuoco a partire dal loro interno; inoltre, gli scienziati continuano a registrare forti anomalie elettromagnetiche, questo è un dato confermato. Quello che ancora non si è compreso è se questi fenomeni elettromagnetici siano naturali oppure artificiali. C’è qualcosa di misterioso in quel posto”.


Tornando all’indolente pomeriggio di fine Febbraio, rinuncio all'idea di guardare il video di Polidoro. Il noto divulgatore, al quale riconosco grandi doti affabulatorie, ha la capacità di raccontare storie avvincenti, di incuriosire l’ascoltatore creando un’aura enigmatica attorno alla vicenda narrata ma, alla fine del video, fornisce sempre una soluzione che elimina ogni barlume di mistero. Io, che adoro Borges, ricordo spesso una sua osservazione: l'immaginifico scrittore di Buenos Aires sosteneva che i misteri sono sempre affascinanti, mentre lo soluzioni sono sovente banali. Per cui, i video di Polidoro mi lasciano talora una nota di amarezza. Decido pertanto di provare a documentarmi in modo autonomo su questo caso, per scoprire se la soluzione che troverò io coinciderà con quella fornita dall’investigatore dei fenomeni paranormali, o per lui presunti tali.

Digitando su Google la chiave “Canneto di Caronia mistero”, mi imbatto in alcuni articoli del 2015, che titolano qualcosa come “Risolto il mistero siciliano, identificato il piromane che appiccava gli incendi”. Ne leggo alcuni e scopro che un 25enne è stato identificato dalla polizia, processato e condannato per alcuni incendi appiccati nel 2014.

Ma qualcosa non quadra. Il giovane in questione risulta responsabile per incendi che si sono verificati una decina di anni dopo gli eventi misteriosi del 2004. Il nesso con gli eventi di 10 anni prima non è immediato. Ma, soprattutto, mi domando dove siano finite le anomalie elettromagnetiche ritenute alla base dei fenomeni del 2004. Negli articoli che continuano a rilanciare l’idea del mistero risolto, non si fa alcun riferimento né agli eventi del 2004 né tantomeno all’elettromagnetismo di origine ignota.


Passo di nuovo nell'universo Cicap per orientarmi meglio, ma preferisco una comprensione più immediata rispetto al video di cui scrivevo sopra, che ha una durata di 30 minuti circa, per cui approdo sul sito del Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze e cerco informazioni sulle vicende di Canneto di Caronia. Un articolo, a firma di Giuliana Galati, descrive in modo sintetico quanto avvenuto a partire dai primi segnali anomali, fino all’identificazione del piromane condannato per gli incendi del 2014. Di fatto, stando a quanto si legge, Polidoro e Morocutti hanno analizzato alcuni reperti bruciati e sono giunti alla conclusione, suffragata da un successivo sopralluogo in zona, che la combustione è esterna, praticata tramite “una banale fiamma” intervenuta su oggetti posti ad altezza d’uomo.

L’articolo prosegue poi suggerendo che, verosimilmente, il piromane 25enne potrebbe essere stato anche l’autore degli incendi del 2004, quando aveva 15 anni, dal momento che quella è un’età in cui spesso si manifestano comportamenti adolescenziali che sfociano in episodi di vandalismo, così specifica l'autrice.


Questa ricostruzione mi soddisfa poco, le mie perplessità restano intatte e si dirigono su un doppio binario.

Il primo, meno importante, riguarda la responsabilità del soggetto per i fatti di 10 anni prima sulla base dell’indicazione che, spesso, comportamenti di vandalismo si manifestano già in età adolescenziale. Beh, può darsi, ma resta una supposizione.

Il secondo, ben più rilevante, riguarda il benedetto (o maledetto, nella fattispecie) elettromagnetismo, che sembrava essere alla base dei fenomeni del 2004, i quali riguardavano non solo incendi, ma malfunzionamenti di ogni sorta di strumenti elettronici. Perché, se le anomalie elettromagnetiche fossero state rilevate in modo scientifico, il piromane di cui si discute avrebbe anche potuto appiccare il fuoco in mezza regione e il problema di fondo resterebbe grossomodo intatto.

Ma il sito del Cicap non fornisce risposte ai miei quesiti, perché si occupa solo della presunta combustione esterna di alcuni oggetti. Secondo loro, le anomalie elettromagnetiche non sussistono e non è necessario occuparsene, mi pare di capire.


Mi tocca dunque cambiare chiave di ricerca e scrivere su Google “Canneto di Caronia elettromagnetismo”, nella speranza di trovare informazioni utili su questo aspetto chiave delle vicende.

Ed è così che mi imbatto in una intervista del 2014 presente su un sito di informazione siciliano, “I Nuovi Vespri”, a Francesco Venerando Mantegna, l’esperto che, tra il 2003 e il 2008, ha coordinato il Gruppo Interistituzionale creato dal Governo per studiare i fenomeni di Canneto di Caronia. Forse lui potrà finalmente portare luce sull’enigma elettromagnetismo.

Una luce decisamente brillante, dal momento che il dottor Mantegna sottolinea quanto segue:

“Ricordo che il Gruppo Interistituzionale ha condotto in quegli anni una straordinaria quantità di accertamenti e di indagini scientifiche, con la diretta partecipazione di numerosi organismi pubblici. C’erano, tra gli altri, anche i rappresentati della Marina Militare e dell’Aeronautica. Abbiamo fatto alcuni rapporti in corso d’opera con i quali abbiamo informato progressivamente il Dipartimento nazionale della Protezione civile sull’andamento dell’indagine scientifica. I rapporti non sono secretati. Sono rapporti riservati”.

Quindi non sono certo possano leggersi, questi rapporti confidenziali, ma eventualmente me ne occuperò dopo. E dunque, cosa hanno appurato questi scienziati? Francesco Venerando Mantegna sottolinea che l’equipe ha registrato 400 anomalie, frutto di “numerose campagne di misure e di accertamento effettuate in volo, sulla terraferma, presso il caseggiato di Canneto, sulla ferrovia, su tutto ciò che trasmette e riceve in un raggio di 5 km centrato su Canneto, nel territorio di Caronia ed in mare”, giungendo alla conclusione che la zona fosse “coinvolta da emissioni impulsive elettromagnetiche di grande potenza concentrata”.

Allora questo elettromagnetismo anomalo esisteva, almeno secondo il team di scienziati inviati dal Governo e dalla Regione. L’esperto non ha dubbi, infatti rilancia:

“Ci troviamo dinanzi ad una serie di anomalie che non si limitano alle combustioni all’interno delle abitazioni, ma vanno ben oltre. Sono anomalie che investono il funzionamento di apparecchiature elettriche e di parti elettroniche, come diversi suoi colleghi giornalisti hanno potuto osservare a proprie spese, rimettendoci persino le telecamere durante le riprese”.

Francesco Venerando Mantegna cita poi anche un evento inusuale relativo a un elicottero con il quale la sua equipe stava effettuando dei rilevamenti, costretto a un atterraggio di fortuna per via dell’interruzione della conducibilità elettrica all’interno del velivolo e per degli inspiegabili squarci che hanno riguardato il rivestimento strutturale delle pale durante il volo.




Ulteriore elemento anomalo riguarda una specifica tipologia di pianta, soggetta a un fenomeno curioso:

“Altro esempio è quello dell’appezzamento di terreno distante quasi 3 km da Canneto, sulle alture, all’interno del quale abbiamo accertato che centinaia di piante di Ampelodesmos avevano le radici interamente carbonizzate e le lunghe foglie presentavano tutte (quindi migliaia di foglie) tracce evidenti di combustione con gli stessi intervalli dei cavi elettrici coinvolti dagli incendi nelle abitazioni di Canneto. Pensare che questo sia opera della mano umana sarebbe davvero un’iperbole, una forzatura insostenibile, in quanto produrre effetti del genere con migliaia di operazioni manuali avrebbe comportato un dispiego di mezzi, di uomini, di tempi e di denaro fuori dalla razionalità”.




Beh, se quello che racconta Francesco Venerando Mantegna risponde al vero, questo giovane piromane indicato come presunto responsabile dei fatti del 2004 dalla maggior parte dei siti in cui mi sono imbattuto e dagli esperti del Cicap doveva avere doti persino superiori a quelle mostrate dalla innocente ma temibilissima Carrie, resa nota dal romanzo di Stephen King e dal memorabile film di Brian De Palma.




Giunto qui, avrei proprio necessità di leggere questi rapporti redatti dal Gruppo Interistituzionale e inviati al Governo, alla Regione Sicilia e alla Protezione Civile. Ma non c’è verso di procurarsi i documenti, che evidentemente non sono mai stati resi pubblici. Né sembra possibile ottenere verbali della polizia o del Reparto di Investigazioni Scientifiche dei carabinieri.

A questo punto, potrei interrompere le mie ricerche e giungere alla conclusione che, in effetti, nel 2004 questo piromane 15enne abbia seminato il panico a Canneto di Caronia, materializzandosi in numerose abitazioni, appiccando il fuoco, smaterializzandosi, portando gli abitanti del luogo a credere che gli oggetti prendessero fuoco da soli, inducendo le forze dell’ordine a credere alla versione dei fatti senza eseguire verifiche accurate, oppure a eseguirle senza tuttavia riuscire a distinguere degli incendi dolosi da fenomeni di autocombustione, infine le istituzioni nazionali e regionali a decidere di inviare degli esperti sul posto per studiare questi fenomeni, inducendo anche questi esperti a credere alla presenza di misteriose e mai registrate anomalie elettromagnetiche, in un miscela esplosiva, è il caso di dirlo, di somma incompetenza e abissale creduloneria a più livelli, la cui conseguenza è quella di scambiare gli atti di vandalismo di un ragazzino con un accendino in mano per fenomeni oscuri e inspiegabili. Potrei farlo, seguendo le indicazioni del Cicap.

Ma non so, inizio a essere leggermente scettico riguardo alle intuizioni degli investigatori del paranormale, per cui opto per un supplemento di indagine.