giovedì 21 novembre 2019

Au Revoir, Francesca


Cara Francesca, ti scrivo queste righe con la speranza che, da qualche dimensione parallela, quelle che tante volte abbiamo evocato nei nostri discorsi, tu possa leggerle.

Negli ultimi anni, ci siamo persi di vista, seguendo percorsi sghembi che ci hanno portato verso altre strade, strade perdute, labirinti i cui varchi sono chiusi da drappi rossi ma che, talora, possono aprirsi inaspettatamente, come quando abbiamo scoperto di avere una comune amica, occasione che ci ha consentito un rapido rendez vous telematico.

Ma sparire dalla vista altrui non vuol dire, necessariamente, svanire dalla mente del nostro interlocutore. E, nel nostro caso, credo che questa osservazione sia decisamente valida.
In altre parole, di tanto in tanto, in questi anni, ho ripensato a te, alle nostre conversazioni online, alle nostre chiacchierate dal vivo, ai nostri progetti convergenti (pochi, purtroppo, ma egualmente stimolanti e originali).

Non avevo notizie di te da un paio di anni, dunque nulla sapevo delle tue condizioni di salute. E, quando Martedì sera ho ricevuto una telefonata che mi ha informato della tua scomparsa, sono rimasto senza parole.

Parole che, oggi, dopo un paio di giorni di riflessione, riesco a trovare, pur con qualche difficoltà.
E allora, volevo dirti che ti ricorderò sempre come una interlocutrice piacevolissima, come una persona che riusciva a mettermi a mio agio, considerata la reciproca stima intellettuale e soprattutto umana che ha caratterizzato il nostro rapporto.

Rammenterò sempre il tuo radioso sorriso, l’acume dei tuoi commenti, il tuo humour caustico, che tanto mi divertiva.
E, forse, più di ogni altra cosa, ricorderò il nostro primo incontro dal vivo, quando al posto dei banali convenevoli che si adoperano quando ci si presenta, tu mi hai guardato e mi hai detto qualcosa del genere: "Dottò, non c’è bisogno che ti presenti, ti si riconosce lontano un chilometro, con quella giacca alla Dr. Floyd..."

Non sapevo nemmeno che avessi pubblicato un’antologia di racconti, l’ho scoperto solo ieri, leggendo un articolo onlinemi sono subito procurato il libro e lo leggerò nei prossimi giorni, in modo tale che le tue costruzioni narrative, le tue riflessioni, le tue parole, possano accompagnarmi in questi giorni complicati.

Volevo anche dirti che ho trovato ammirevole, per sobrietà e lucidità, anche il congedo che Fausto ha scritto su Twitter, parlando del vostro Blog, CineFatti, come di una sorta di figlio che avete curato entrambi amorevolmente, e che ora resta orfano della tua presenza, ma che tornerà attivo, come desideravi tu.

Fausto, al quale rivolgo un sentito e accorato abbraccio (e non è un formula retorica), ha anche descritto lo spirito con il quale hai affrontato il periodo in cui hai dovuto fronteggiare una terribile malattia, sottolineando la forza d’animo, la voglia di vivere che ti ha sempre contraddistinto, la tua ricerca della luce anche quando, tutto intorno, non c’erano altro che tenebre.
E cercherò di far tesoro di quanto letto.

Non ho mai detto “Addio” a nessuno, io non riesco a contemplare il distacco definitivo dalle persone che hanno rappresentato qualcosa di rilevante per me.
Per questo motivo, ti dico “Au Revoir!”.
Perché, con approccio foscoliano, posso assicurarti che resterai viva nei miei ricordi.

Forse, in una di quelle dimensioni parallele, potremo incontrarci di nuovo e parlare di cinema, di serie tv, di letteratura, chissà!

Magari aveva ragione Tolstoj, quando scriveva che la vita è un sonno e la morte è il risveglio.


Con affetto, Dr. Floyd.





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